Mi tocca lavorare su installati Wordpress che non sono miei né frutto di mie scelte. Su uno di questi ci si accorge all’improvviso che in fondo alla pagina home non si vedono i soliti pulsanti-icone che portano verso i social.
Qui bisogna sapere che molti sviluppatori web mettono i pulsanti-icona usando il servizio di
Font Awesome: in sostanza si inserisce un codice relativo a un kit di icone (gratis o a pagamento) nella sezione Head della pagina e poi mostrano le icone desiderate con una semplice linea di normalissimo codice Html.
Prima di dire la propria sul bilancio dello Stato, sui tagli, sugli stanziamenti, qualcuno ha fatto un giro su
budget.g0v.it a documentarsi grazie alla gradevolissima interfaccia fornita dai
Copernicani? questa è una bella abitudine del 2024, parlare preparati e farlo nel modo più efficace. I dati del bilancio sono disponibili ovunque, però nessun altro che io conosca li presenta in modo più suggestivo e comprensibile alla prima occhiata e prima di scendere nei dettagli.
Udite udite! Secondo Klaus Zimmermann, che periodicamente redige uno
State of the Distro, la variante Linux migliore nel 2023 per il desktop è
Debian Linux.
Debian è il meglio anche in ambito server e complessivamente.
Per curiosità, il meglio da installare su una chiavetta per portarsela dovunque è
Alpine Linux.
La ciccia è invece che la distro migliore per
Raspberry Pi è una non distro:
FreeBSD.
La cultura Linux fa una certa fatica a riconoscere il valore dei sistemi Unix altri da sé, quindi di questo riconoscimento c’è da essere contenti e magari farsi venire la curiosità se sia vero, nella pratica.
Ho chiuso le vacanze con due esperienza tecnologiche eccezionali, nel senso di eccezione rispetto alla media.
Una indecente. Più volte, durante le feste, i server sono stati indisponibili per le nostre richieste di radio Internet da fare passare attraverso la nostra radio
Tivoli. Dalle musiche natalizie al jazz, i loro server mettono a disposizione una serie di stazioni radio tra le quali si trovano cose carine e gradevoli.
(Tutto è facilmente ottenibile in cento altri modi, questa è una critica al prodotto).
Alla vigilia di una giornata di gioco di ruolo con gli amici di sempre, posso solo compiacermi che sia uscito allo scoperto
The Wongery: una wiki contenente informazioni immaginarie su mondi di fantasia.
Gli autori hanno iniziato a lavorarci quindici anni fa e hanno reso accessibile a tutti il sito undici anni, undici ore e undici minuti prima dello scorso Capodanno. Ma per tutto questo tempo non hanno mantenuto il silenzio sull’iniziativa.
Una storia di software troppo umano e dell’intelligenza umana che spinge i confini di una disciplina dove nessuna intelligenza artificiale, vera o presunta, potrebbe arrivare. Troppo gustosa.
In
Tetris i tetramini (i pezzi composti da quattro quadrati disposti in ogni modo possibile per formare una figura intera) aumentano la velocità di caduta a ogni nuovo livello. Dopo il livello ventinove la velocità resta costante, solo che chi gioca su Nes –
Nintendo Entertainment System – si accorge che il controller non tiene il passo del gioco e non reagisce in tempo per governare la caduta di ogni pezzo.
Dall’ultima volta che mi sono trovato a scattare fotografie in notturna con iPhone, sono passati parecchi aggiornamenti sotto i ponticelli (la capisce chi si ricorda delle breadboard).
La prima foto l’ho bucata completamente, sorpreso dalle novità dell’interfaccia. Non sapevo nulla del timer visualizzato per avvisarmi della lunghezza del tempo di esposizione e del cursore a croce da tenere sovrapposto al suo alter ego a conferma della stabilità dell’inquadratura.
Poi ho capito e mi sono trovato bene. Il sistema spiega esattamente quanto manca alla fine dell’esposizione, se l’obiettivo si sta muovendo rispetto all’inizio e, terminata l’acquisizione delle informazioni, con una animazione del pulsante di scatto informa della fase computazionale interna prima di restituire lo scatto definitivo.
Chi siamo, da dove veniamo, dove andiamo. Bello chiederselo a inizio di un anno inedito.
Da dove veniamo. Il supercomputer Cray-1 costava sette milioni di dollari, pesava cinquemila chilogrammi e consumava centoquindicimila watt.
Dove andiamo. Un Raspberry Pi base costa settanta dollari, pesa una frazione di un chilogrammo, consuma cinque watt e va quattro volte e mezzo più veloce di un Cray-1.
Chi siamo. Oggi dovremmo sentirci tutti un po’ Roy Longbottom, il signore responsabile delle affermazioni sopra. Stanno in una pagina che
confronta le prestazioni di Cray-1 con una pletora,di computer, telefoni, aggeggi vecchi e nuovi attraverso il test Whetstone, che nel duemilaventidue ha compiuto mezzo secolo di vita e qualcosa lo avrà pure imparato.
Uno degli stereotipi sul Capodanno è che porti bene indossare qualcosa di usato. Lo interpreto in chiave software e, risolte le pratiche alimentari e augurali, consiglio a tutti per questa giornata una pesca miracolosa dentro
Ifdb, il database delle avventure testuali contenente un autentico tesoro in fatto di fantasia e immaginazione. Dalle avventure Infocom a quelle di marchi meno nobili, per finire con appassionati e liberi creatori di avventure, scegliamo qualcosa di interessante e perdiamoci positivamente in un mondo parallelo, un bel massaggio per la mente.
C’era una volta l’uso di gettare qualcosa di vecchio fuori dalla finestra a fine anno per ingraziarsi l’anno successivo. Se toccasse a me resuscitarla butterei volentierissimo l’ebook, inteso come oggetto generico.
Lo stato dell’ebook è comatoso. Lo sviluppo dello standard è inesistente e nessuno mostra il minimo interesse a valorizzarlo. Per gli editori è importante che gli ebook restino banali e al minimo della complessità per tre ragioni almeno: capiscono solo l’oggetto libro tradizionale; riescono a produrli con il minimo di risorse e competenze senza dover imparare; gli ebook fanno schifo e così lasciano indisturbate le vendite della carta.