Finalmente tornato da Rovereto dopo una giornata massacrante e bellissima di incontri con insegnanti, genitori e ragazzi presso l’
Istituto Tecnico e Tecnologico Guglielmo Marconi per parlare di una Rete più sicura, il
Safer Internet Day.
Piccoli segnali che la rivoluzione continua: hanno iniziato a
installare iBeacon negli stadi americani del baseball.
Domani, venerdì 21 febbraio, trasmetto da Rovereto e più precisamente dall’
Istituto Tecnico e Tecnologico Guglielmo Marconi. L’occasione è il
Safer Internet Day 2014, attorno al quale l’Istituto ha organizzato una
giornata di incontri.
Due anni fa ho preso parte a un collegio docenti presso l’
Istituto di Istruzione Alcide Degasperi di Borgo Valsugana (Trento), per tenere una presentazione dal titolo Alla tavoletta di lavoro. Era il primo 2011, iPad nella scuola era un oggetto misterioso, tanti insegnanti guardavano tra il meravigliato e lo scettico. Tutti, a fine incontro, volevano toccare la macchina e capire di più.
Una volta non si chiamava Telecom, ma Sip: Società Idroelettrica Piemontese, incaricata dal re se ricordo bene. Poi si occupò dei telefoni, ignoro su incarico di chi, e da allora ha lavorato senza sosta per l’arretratezza e l’inefficienza delle telecomunicazioni italiane, curando alla rovescia ogni aspetto, dalla tariffazione alla tecnologia di chiamata.
Nel trimestre di Natale 2012 Apple ha incassato il 77,8 percento dei profitti del mercato dei computer da tasca e Samsung il 26,1 percento. Esatto: hanno intascato insieme complessivamente il 103,9 percento dei profitti totali esistenti. Non hanno battuto autonomamente moneta; le altre aziende concorrenti nello stesso mercato hanno generato profitti negativi, ovvero hanno perso denaro nell’attività.
Non c’è da essere orgogliosi di avere visto quello che è evidente. Due anni fa
scrivevo che Microsoft era chiusa in un angolo con la faccenda di Office per iPad, perché come si muove manda in fumo la strategia che l’ha nutrita finora.
Il
viaggio a Savigliano è stato bello, un’esperienza da ricordare e persone sveglie e volonterose.
Già che
si parlava di batterie, le danze per l’iPad da combattimento sono cominciate alle sette in punto e l’oggetto si è definitivamente arreso alle 18:41, undici ore e quaranta. In mezzo, una pausa pranzo e una mezz’ora di relax post-intervento; connessione cellulare sempre attiva, Wi-Fi sempre attivo. In aggiunta, due ore abbondanti di macchina costantemente accesa, collegata al videoproiettore e con Bluetooth attivato per il controllo a distanza da parte di iPhone.
Uno si chiede perché dovrebbe comprare un costoso iPad Air, quando là fuori è pieno di attraenti Samsung che fanno tutto quello che fa iPad e alla fine sono tutti uguali.