Quando la tecnologia ti pone davanti a un dilemma futile quanto insuperabile.
Ho sempre preferito i grandi schermi, perché sono più produttivi. Il mio ultimo portatile è stato un diciassette pollici.
Contemporaneamente ho apprezzato iPad per la possibilità di lavorare tenendolo in mano e, all’occorrenza, digitare con i due pollici e la tastiera spezzata in due tronconi scorrevoli sui lati dello schermo.
L’iPad corrente, in terza generazione del 2012, è una macchina formidabile e per due settimane è stata l’unica macchina a disposizione. Lento, macchinoso nel 2018 per la mancanza del multitasking a schermo, ma all’altezza del compito. Fino al momento in cui mi sono trovato in un progetto collaborativo che utilizza
Canva. La app di Canva compatibile con iPad era troppo vecchia per funzionare bene e Safari, per l’interfaccia web, pure.
Ero rimasto indietro di oltre un giro, lavorando negli ultimi anni con El Capitan, alias macOS 10.11. Ho avuto durante l’estate un brevissimo flirt con High Sierra e ora, con
l’arrivo di Mac mini, mi sono ritrovato macOS
Mojave, 10.14.
Confesso che, durante il breve periodo di High Sierra, sapevo di avere davanti una nuova versione di sistema operativo ma non avrei saputo indicare a bruciapelo che cosa ci fosse di veramente diverso e con Mojave la sensazione è identica, anche se ho dato un’occhiata alla Modalità scura, il Dark Mode, e certo non avrei potuto farlo con altre versioni.
Non avrebbe senso parlare di Mac mini senza un contesto.
Venti anni fa lavoravo con un Mac desktop e un Mac portatile. Il portatile era fortemente penalizzato in dotazioni rispetto al desktop e aveva l’unico merito di essere, appunto, portatile.
Poi uscì (di produzione)
Newton MessagePad, una macchina così avanti sui tempi che dovevo assolutamente averla prima che diventasse impossibile reperirla. Vendetti il portatile e lo sostituii con un Newton, che mi permetteva di produrre lavoro di pari qualità a una frazione di peso e ingombro. Lo accendo ancora quel Newton, ma è un’altra faccenda.
Microsoft supera per poco tempo Apple come azienda più capitalizzata del mercato americano.
Succede.
Questo succede meno di frequente: il titolo originale contiene la parola briefly (brevemente, per poco tempo) mentre il link microsoft-overtakes-apple-as-most-valuable-us-company ne è privo.
Per chi sia appena pratico di sistemi di pubblicazione per il web, questo è indizio piuttosto chiaro che la parola briefly sia stata aggiunta successivamente. Il sorpasso infatti è durato pochissimo e alla chiusura dei mercati era già evaporato, lasciando Apple in vantaggio di ventisei miliardi su Microsoft.
(Anni fa girava attorno al Castello Sforzesco di Milano un innocuo svalvolato il cui mantra era La Chiesa ti uccide con l’onda. Il titolo è un piccolo omaggio).
Ho scritto un paio di pezzi su
Thrive, di cui
uno già pubblicato, che ruotano attorno al tema della trasformazione digitale. È la nuova parola d’ordine, il Grande Obiettivo delle aziende. Peccato che nessuno abbia veramente capito che significa. Al momento serve come scusa per vendere hardware e software o per tagliare i costi interni in modo cieco. Altrimenti, per fare danni a gente che non c’entra. Nessuno dimostra questa situazione meglio dell’azienda più inetta e noncurante che esista: la macchina statale.
Quando ho iniziato a bloggare ho capito che non avrei voluto mai smettere e oramai sono quasi vent’anni.
Questa è la seconda ripresa dopo due pause importanti e sono lieto che si sia sempre trattato di cause di forza maggiore: combinati disposti di guasti hardware, pressing di casa e lavoro, mia incompetenza: se riesco a fare solo in un’ora qualcosa che a una persona normale richiede dieci minuti, tendo a non farlo. Questo blog dovrebbe essere ospitato online più che in locale e dovrei rinnovare il parco macchine.
Belle le polemiche a seguito della presentazione di
watch Series 4 con la funzione di elettrocardiogramma, appunto di tracciato del battito cardiaco per via elettrica.
Non è piaciuto che Apple abbia chiaramente dichiarato fin dove arrivi il singolo elettrodo di watch: consente di individuare sintomi di fibrillazione atriale e solo quello. Solo è un eufemismo perché la fibrillazione atriale è pericolosetta e spesso inavvertita; rilevarla salva delle vite. Rilevarla bene salva dalle angosce inutili e watch è efficace nel 98 percento dei casi. Non è male.
Non ci sarebbero il tempo e volendo nemmeno le condizioni. Però, mi nascondono una avventura testuale nella console JavaScript di Google.com e non ci provo?
Ci ho provato e sono arrivato in fondo.

È semplice, ci mancherebbe. Un divertissement da pausa caffè le cui ultime parole sono in effetti go back to work. Ciononostante, arrivare in fondo a un’avventura testuale, anche un’avventurina come questa, distende e tonifica l’animo.
Mi scuso per l’autocitazione. È che ieri, quando
scrivevo:
C’è gente che va in crisi di astinenza se la privi dei gigahertz, dei gigabyte, dei nomi di tecnologie e funzioni scelti apposta per farli sembrare importanti e per fare sembrare importante, soprattutto, chi li pronuncia.
Non immaginavo che oggi mi sarei ritrovato a leggere un
articolo di questo tenore:
È tempo di un rinfresco e Surface Pro 6 arriva con Cpu Intel di ottava generazione unite a sedici gigabyte di Ram e un Ssd […]. Il display 12” da 2.736 x 1.824 è migliorato, a 267 punti per pollice e […] il miglior contrasto mai raggiunto. C’è anche una fotocamera dorsale da otto megapixel assieme a quella frontale da cinque megapixel e 1080p.
Ripetuto alla nausea, la tecnologia che si realizza compiutamente solo quando diventa invisibile.
C’è gente che va in crisi di astinenza se la privi dei gigahertz, dei gigabyte, dei nomi di tecnologie e funzioni scelti apposta per farli sembrare importanti e per fare sembrare importante, soprattutto, chi li pronuncia.
Poi c’è il tempo presente. C’è iPhone Xs. Ho già sentito dire Non mi interessa, è solo una nuova fotocamera. Già, ma che nuova fotocamera? Quelli della app Halide
ne hanno analizzato le particolarità, quelle del sensore, quelle delle opzioni di fotografia computazionale.