Sembra inevitabile continuare a parlare di privacy dopo le notizie non piacevoli dei pasticci di Apple con la Cina tra
bandierine di Taiwan e
dati sulla navigazione sicura, però stavolta è solo questione tecnica, con lieto fine.
È successo che dopo l’aggiornamento a Safari 13, vari siti non si aprivano più. Tra cui YouTube, Twitter, Unsplash. Mentre tutto il resto funzionava normalmente.
Alla fine ho capito che si trattava di cancellare i dati memorizzati da Safari relativamente ai siti in questione, nelle Preferenze, alla voce Privacy, con un clic nel pulsante per gestire appunto i dati sui siti.
Dicevo di non comprendere la scelta di Apple quando
nasconde la bandiera di Taiwan a chi maneggia un iPhone a Hong Kong o Macao, senza averla realmente cancellata.
Bene (meglio) se ti schieri apertamente dalla parte della libertà, anche per trattarci
non da prodotti ma da clienti con dignità e rispetto come detto di passaggio da Monaco. Male (peggio) se colludi con i cinesi. A patto che sia chiaro, appunto perché non siamo prodotti. Capito che è difficile non calare i pantaloni, si inghiotte il rospo, ma si lascian vedere le mutande.
Ho riavviato iPad Pro. Non si collegava a un videoproiettore. L’ho spento e riacceso e si è collegato.
A parte gli aggiornamenti automatici di iOS, è la prima volta che mi tocca fare ripartire iPad Pro e lo uso da quasi un anno. Ho dovuto fermarmi un attimo a pensare a come spegnerlo, tanta era la desuetudine.
Sono situazioni come queste che fanno sentire contenti del prezzo del biglietto. È veramente una macchina straordinaria.
Sono vagamente perplesso.
A mia conoscenza, è da aprile 2018 che macOS avverte ogni volta che si apre una app a 32 bit: non è ottimizzata. Non funzionerà con le prossime versioni di macOS.

A giugno 2018, durante WWDC, è stata mostrata
una slide che ha fatto il giro del mondo (Mac) e recita, certamente in inglese ma insomma,
Ho aggiornato
BBEdit.
Ci sono decine e decine di
aggiunte e modifiche ma mi bastano Pattern Playgrounds, Grep Cheat Sheet e il comando Command. E avanzano. Più supporto per l’uso delle espressioni regolari, miglior uso del programma con le mani che restano sulla tastiera; il resto, che è tanto, è già contorno. E parlo per esempio della Live Search: nel documento si evidenzia la striga cercata man mano che si digita.
Per qualcuno 34,53 euro sembreranno troppi. Per tutto quello che faccio con BBEdit, il supporto, gli aggiornamenti costanti, a me paiono una benedizione. Come rapporto prezzo/prestazioni, si batte a mani basse persino il gratta e vinci.
Ognuno ha la propria sensibilità rispetto a dove tracciare una linea. Riconosco che la mia sensibilità è bizzarra ma me la tengo e voglio dire che
nascondere la bandiera di Taiwan sugli apparecchi iOS in funzione dentro Hong Kong o Macao è un atto che veramente non mi piace.
Perché è veramente infantile, forse un tentativo di dare un contentino ai cinesi per tenerli buoni. Infatti se digiti Taiwan l’emoji viene fuori, è lì solo che non viene mostrato.
Si è già scritto delle scelte di Apple di
affidare la cura di musica e notizie a esseri umani: quelli lenti che sbagliano, ma hanno la fantasia, l’improvvisazione, il colpo di genio, la capacità di prendere una direzione completamente non ovvia. L’algoritmo, il mestiere di Google, di Facebook, di Amazon, di Microsoft, di tutti, è perfetto, veloce, infinitamente personalizzabile: capisce quello che vuoi e continua a dartelo in mille salse. La prigione dell’anima.
Se c’è una ragione per cui MacStories è speciale, sta nella sua impossibilità caratteriale di copiare e incollare (infiorettamenti esclusi) le notizie uscite da un’altra parte.
Le notizie ci sono e poi però si trovano gemme come
i centoventi Url che dentro iOS consentono di richiamare immediatamente una certa parte delle Impostazioni, senza aprire le Impostazioni dall’icona canonica.
È un elenco che consente di creare semplicissimi Comandi rapidi da piazzare nella schermata preferita per accedere istantaneamente a una certa configurazione.
La maggior parte delle diatribe attorno a Apple si decodifica facilmente se si pensa al tema del design (how it works, diceva Steve Jobs, come funziona).
I detrattori di Apple ragionano in modo industriale (non è un insulto, né una diminutio, ma una impostazione che ha molto senso in molti campi professionali) e pensano che prima nasca il prodotto e poi si pensi a come funziona.
Apple ragiona in senso opposto e per questa ragione viene accusata di essere design-oriented: prima si pensa a come funziona e in base a quello nasce il prodotto.