Si scriveva pochi giorni fa della
newsletter informativa che invitava i lettori a restare sintonizzati in attesa dei risultati finanziari di Apple, che ha performato in modo mediocre come crescita negli ultimi anni.
Premesso che il trimestre invernale Apple è normalmente il penultimo dell’anno per risultati,
la crescita del fatturato anno su anno è stata del 54 percento; il terzo migliore di sempre, il primo di sempre per il periodo gennaio-marzo.
Il fatturato dei Mac – purtroppo non ci sono più le unità vendute – è cresciuto del settanta percento, quello di iPad del settantanove percento, iPhone sopra il sessanta percento. Apple mai ha guadagnato tanto come in questo trimestre, e in quello scorso.
Ogni giorno arriva qualcuno sui social a dire oggi abbiamo il vincitore di Internet, per indicare una battuta fulminante, un disastro fantozziano, una cosa impossibile eppure avvenuta, insomma un’apoteosi di qualcosa.
Non so se abbia i requisiti per vincere Internet, certo è una lettura epica.
L’acquisto di un PC con Dell: il mio viaggio all’inferno.
Per quante storie dell’orrore informatico possano essersi lette, questa le supera di anni luce e oltretutto è pure ben scritta, su molte decine di tweet. Con finale a sorpresa.
Questi giorni rimarranno nella storia, in un modo o nell’altro, perché esce iOS 14.5, assieme a iPadOS stesso numero. Perché da oggi su iPhone e iPad un business che vuole fare soldi registrando il tuo percorso di navigazione su Internet, dovrà chiederti il permesso di farlo.
Storica perché finora questo è accaduto essenzialmente di nascosto. Doppiamente storica perché chi vuole potrà dire sì, seguimi pure. La scelta, il controllo della privacy personale viene lasciato alla persona. Non ci saranno più scuse, in qualsiasi direzione.
Se si segue Apple, è perché è interessante e raramente scontata. A volte ti costringe a cambiare un pensiero abitudinario. A volte prende una nozione canonica e la ribalta.
Pensiamo per esempio al dibattito Bello iMac, peccato che alla fine abbia lo stesso processore di un MacBook Air. È una considerazione che viene dal modo classico di pensare il rapporto tra processore e potenza, quindi valore, del computer.
Per fortuna ci sono testate come ExtremeTech, impossibili da etichettare come sbilanciate a favore di Apple, che spiegano le cose a chi preferisce tenere in esercizio le sinapsi invece che calcificare il pensiero.
A giorni Apple comunicherà i risultati trimestrali. Philip Elmer-DeWitt ha pubblicato
un brano della newsletter The Briefing, inviata periodicamente agli abbonati di The Information:
È facile trascurare la realtà dell’andamento finanziario di Apple in mezzo allo sbavare dei fanboy su iPhone viola e iMac colorati, ma l’azienda più valutata del mondo ha performato in modo mediocre come crescita negli ultimi anni.
Il commento di Elmer-DeWitt:
Gli odiatori devono per forza odiare, ma l’autore del pezzo deve veramente contorcersi come un pretzel per sostenere che dopo i guadagni dell’ottanta per cento nel 2020 e i risultati record del primo trimestre 2021, gli investitori dovrebbero “restare sintonizzati” in attesa di qualche genere di disappunto in arrivo mercoledì.
John Gruber
fa notare su Daring Fireball come lo spessore dei
nuovi iMac sia di 11,5 millimetri… e quello di un
watch Series 6 sia di 10,7 millimetri.
Se ci chiedessero di percepire la differenza con il tatto, in uno di quei test comparativi da eseguire a occhi bendati, potremmo solo tirare a indovinare.
M1 permette soluzioni che nessuno avrebbe mai nemmeno scritto come fantascienza, tipo un computer desktop con undici milioni di pixel sottile – in sostanza – come un orologio da polso.
Seguire Apple è affascinante. Purtroppo capita di seguire anche i commentatori, dilettanti e finti professionisti (professionisti nel senso sano della parola ne vedo pochi).
All’indomani dell’ultimo
evento Apple, leggo e sento cose come queste. Niente link, già mi vergogno di avere letto, non voglio responsabilità.
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Ho un iMac 27” e sono un po’ deluso perché iMac 21” ora è diventato iMac 23”5 e mi aspettavo uno schermo più grande (per logica mi aspetterei l’arrivo di un prossimo iMac 27”, magari con schermo 29”, più che vedere il 21” diventare un 27”, ma forse sono io che sragiono).
Venivo da un vecchio monitor Full HD, che peraltro simulava la risoluzione senza averla fisicamente a disposizione, con la conseguenza di una nitidezza relativa delle immagini. Ora scrivo guardando su un nuovo Philips 276E8VJSB/00
ordinato da un rivenditore terzo via Amazon e arrivato in tre giorni.
(Perché si sappia come funziona il mondo; ora che l’ho comprato, se torno sulla pagina, Amazon mi mostra il prezzo maggiorato di quaranta euro rispetto a quanto l’ho pagato).
Prima di tutto: più si affina la ricetta, più amo il format online degli eventi Apple. Riescono a evitare manierismi, dare freschezza e ritmo, contestualizzare, giocare anche attorno al già eventualmente visto, alternare serietà a trovate surreali e però mai eccessive. Il filmato di promozone di AirTag è carino; la parodia di
Mission Impossible che fa infilare il chip M1 dentro iPad Pro all’agente segreto Tim Cook, dopo il furto con destrezza da MacBook Pro, riesce a essere persino leggera nonostante il profluvio di effetti speciali. Applauso. Senza parlare della copertura dei prodotti, essenziale e studiatissima. C’è gente molto brava dietro queste produzioni e onestamente credo che preferirei un altro evento online a una seduta nello
Steve Jobs Theater.
È il momento giusto per aggiornare lo schermo di Mac mini e passare a una vista desktop più spaziosa.
Amazon propone una milionata di alternative ma mi viene uno scrupolo e do anche un’occhiata sul sito di Mediaworld. L’ultima volta,
quando abbiamo comprato la stampante laser per le attività scolastiche di Lidia, è emerso dopo pochi giorni che su Mediaworld avremmo risparmiato qualche euro rispetto ad Amazon. Niente che valga la perdita del sonno, però almeno togliersi la curiosità.