Mi sono spostato a lavorare al mare, come tutti gli anni. Diversamente da essi, ho portato come me Mac mini e l’ho collegato a un televisore superfluo presente nella casetta. Ho ricostruito così il flusso di lavoro consueto, equamente ripartito tra Mac e iPad.
Sto anche provando qualche piccola variante di flusso, più di scrivania che autostradale. E posso affermare quanto segue:
Un uso intermedio di BBEdit rende superfluo un uso base di Excel.
Ogni tanto fa bene alzare lo sguardo e puntare verso l’orizzonte. Articoli come
Apple sta già costruendo un futuro di realtà aumentata, su The Motley Fool, fanno vagare la mente sul lungo periodo, che è una cosa buona.
In questi ultimi trimestri è diventato chiaro come Apple stia costruendo davanti ai nostri occhi le fondamenta della propria strategia di realtà aumentata. I Lidar presenti negli iPhone e iPad di oggi aumentano la precisione e la fedeltà della realtà aumentata sugli apparecchi e Apple sta già creando un ecosistema di app e strumenti per gli sviluppatori.
Mi
tira le orecchie mmanighe con piena giustificazione perché ho effettivamente esagerato nel
dare iOS 4 per open source.
Nella pagina dell’
open source di Apple, effettivamente, per iOS 4 sono aperti solo alcuni componenti che certo non formano il sistema operativo.
La situazione non migliora né peggiora andando avanti, nel complesso. Apple, come tutte le grandi aziende, ha cercato nel tempo di distanziarsi dal software con licenza open source
Gplv3, perché troppo libera. Altre cose sono open source, per esempio il
kernel Darwin-XNU da cui prendono vita tutti i sistemi operativi sotto la Mela e però non escono dal principio guida di commoditization of the complement ben descritto, a tutti i livelli, in
questo articolo.
Il premio non ci voleva molto 2021 viene assegnato a The Verge nella persona di Monica Chin, autrice dello scoop
Apple dice che ora puoi fare il build di una app su iPad, ma gli sviluppatori dicono che la realtà è diversa.
L’articolo è un capolavoro di vorrei ma non capisco. All’inizio ci aspettavamo una serie di novità per iPad che non sono arrivate (ognuno aveva la sua lista, come tutti gli anni); poi scopriamo che Swift Playgrounds consente di fare il build di una app e mandarlo su App Store (a smentire il titolo, costruito come se la premessa fosse una mezza bugia).
Il livello della stampa quotidiana italiana, specialmente nelle versioni telematiche, non è esaltante e da molto tempo ho smesso di perdere tempo con quei siti. In compenso pago molto volentieri Giorgio Dell’Arti per la sua
Anteprima, newsletter quotidiana nei giorni feriali che spreme le cose sensate e interessanti dalle edizioni cartacee e le mette insieme in una rassegna perfetta per cominciare la giornata.
Dell’Arti è un giornalista vecchia scuola con un talento mostruoso per l’archiviazione e il ritrovamento delle notizie di archivio. Non è un informatico ma neppure uno sprovveduto: vista la sua passione per gli archivi, qualche computer deve maneggiarlo; Anteprima viene erogata via
Mailchimp, una piattaforma professionale, facile da approcciare quanto impegnativa per farci un prodotto editoriale in abbonamento pagato; organizza stanze su
Clubhouse. È consapevole. In più Anteprima è lunghissima, tutti i giorni, e tra copiaincolla e scrittura originale richiede uno sforzo significativo di composizione di testo. Lui scrive davvero e tanto.
Dopo che è trascorso qualche anno dal 1984, ho compreso che Mac, come tutti i grandi marchi che finiscono per diventare una sineddoche della propria categoria di prodotti, rappresenta molto più del computer iconico di Apple.
Almeno per me.
Quando dico Mac, penso a un insieme di hardware e software che rivoluziona un’attività umana rendendola incredibilmente semplice e accessibile rispetto a prima.
È successo così con il computing, naturalmente. E si può proseguire a definire Mac anche per il suo opposto: le attività dove manca un Mac e così restano esoteriche, di pochi, difficili.
Una copertura davvero controcorrente di almeno un aspetto di WWDC? Il problema della documentazione, molto ben trattato da The Eclectic Light Company, per il cui autore rappresenta
L’elefante a WWDC.
Non si parla della documentazione per l’utente finale, del mitico manuale, ma proprio di quella per gli sviluppatori. Apple sta realizzando un nuovo sistema per produrre documentazione, denominato DocC, che però sarà un contenitore e poco farà per risolvere il problema della carenza di buone descrizioni del funzionamento interno del software Apple.
Per capire quanto sia progredito iOS e quanto abbia attorno un ecosistema evolutosi in maniera impressionante negli anni, va guardato OldOS, un progetto di
iOS 4 riscritto in SwiftUI.
Uno splendido articolo in italiano, documentato, approfondito, comprensibile:
Chi ha ucciso l’app Immuni e perché. Si avvicina il fine settimana e c’è il tempo per fare qualcosa oltre la solita routine. È leggere questo articolo.
In perfetta congiunzione astrale, Linus Torvalds, il creatore di Linux e una persona che non le manda a dire, si è espresso in
termini che per lui sono moderati su una mailing list degli sviluppatori Linux, a proposito di un commento antivaccino:
Una vita sui roguelike non è stata vissuta invano, se TechCrunch titola
La pluridecennale avventura Ascii NetHack può suggerirci il futuro dell’intelligenza artificiale.
La lettura spiega che algoritmi e apprendimento meccanizzato possono fare a pezzettini qualsiasi giocatore umano di scacchi o di
Go, così come di
Dota 2 per fare un nome a caso.
Quando si arriva a NetHack, però, l’intelligenza artificiale si comporta molto peggio di un uomo. La ragione è la grande complessità interna del gioco, dovuta tra l’altro alla pazzesca varietà di interazioni tra i componenti del gioco.