Dovrebbe essere chiaro, spero che titolare
Abbiamo provato giochi per PC su un MacBook Pro Mi Max ed è stato un disastro è evidentemente contromarketing, pagato dietro le quinte da qualche soggetto invidioso o rosicone, che deve cercare di mettere in cattiva luce un concorrente difficile da emulare.
Emulare è la parola chiave, perché Tom’s Guide ha scelto dichiaratamente la strada meno efficace e solo quella: giocare titoli per Windows emulandoli via
Parallels.
In aggiunta alle cose appena scritte ieri, voglio rimarcare quanto Notes fosse un software selvaggiamente innovativo per gli anni ottanta e come sia gradualmente stato accantonato a favore di cose Microsoft che valevano meno, erano a innovazione zero e si sono affermate non per merito ma per tattiche di marketing e posizionamento, oltre che per il monopolio di Ms-Dos e poi di Windows.
Nessuno lo può spiegare meglio di Steven Sinofsky, che di Windows fu responsabile per un bel po’. La storia completa è a pagamento, ma anche questa
veloce ripassata via Twitter è adeguata almeno a porsi il problema.
Ho appena imparato che per capire quanto presto se ne sia andato Steve Jobs ho dovuto perdere un amico praticamente alla sua stessa età.
Emilio se ne è andato troppo presto. Ha vissuto la rivoluzione informatica e se fosse stato appena più cinico e senza scrupoli ne sarebbe forse stato un protagonista diretto. Invece era troppo onesto e sensibile, retto e intelligente ed è restato nelle retrovie, mentre sul palco saliva sempre qualcun altro.
C’è chi sta a fare le pulci al connettore, a contare le porte, a fare lo scettico, a discettare di innovazione che manca.
C’è chi invece fa a tal punto da potersi permettere
il gioco. Attività fine a se stessa, tramite la quale si raggiunge l’illuminazione.
Solo chi fa male non trova il tempo di ridersi addosso. Solo i mediocri mancano di autoironia.
L’Agenzia delle Entrate ritiene che la mia commercialista abbia commesso degli errori nella dichiarazione dei redditi del 2013 (duemilatredici) e io debba versare alcuni euro al fisco per sanare la ferita. La qual faccenda lascia, anzi, deve lasciare giustamente indifferenti, se non per il fatto di fornire un pretesto letterario da cui parte la vicenda.
L’Agenzia delle Entrate mi fa consegnare brevi manu dal postino la busta che contiene l’avviso. Firmo con il dito sul terminale in dotazione al postino stesso. È il digitale, bellezza.
Ars Technica riferisce dei
video sullo smontaggio dei Pixel 6 e Pixel Pro 6 di Google.
Apri uno o l’altro telefono e trovi una tonnellata di dissipazione di calore. Il retro dello schermo è ricoperto di rame, per farne un grosso dissipatore. Sotto il display, l’interno è ricoperto da una pellicola appiccicosa di grafite per la dissipazione del calore, il che fa apparire il telefono clamorosamente più disordinato rispetto alla cura e all’attenzione di iPhone Pro. Sotto, c’è ulteriore dissipazione: una placca di alluminio collegata ai chip fondamentali da nastro termico.
Chi dice che i videogiochi non siano uno sport, non sa che cosa dice.
In clima di vacanza, mi sono dedicato a più futilità del solito e mi sono imbattuto in questo
video che sovrappone cinquemilacentosessantadue tentativi di arrivare in fondo a Super Mario Bros, per centonovantatré ore di gioco.
Teniamo presente che quelli bravi, arrivati in fondo, hanno impiegato poco più di cinque minuti; il video dura appena di più, con un po’ di (interessanti) statistiche riassuntive alla fine.
In questo periodo ho seguito più comunicazione social del necessario e, tra vaccini, decreti legge e metaversi, ho decisamente accusato il colpo.
Faccio già ora un proposito per il nuovo anno: passare più tempo a contornare rocce su
AI4Mars che perdere tempo dietro a chi si esprime su Facebook e compagnia seppure afflitto da evidenti e futili problemi personali.
Per ora si può lasciare un commento dalla
pagina apposita di Muut per QuickLoox. I commenti torneranno disponibili in calce ai post appena possibile.
Quando chiedono a Horace Dediu che cosa c’è di nuovo in Apple, dice lui, mostra
questo grafico. Non c’è niente di nuovo.
L’immagine mostra serie storiche di dati che normalmente passano inosservati o neanche vengono sempre comunicati, tipo account iCloud o numero di apparecchi attivi. Se si aggiunge la curva degli abbonamenti a pagamento, cioè i Services che dovevano essere una scappatoia per ovviare alla fine della crescita del mercato di iPhone e oggi sono il secondo business più importante, emerge il quadro di una rotta tracciata dieci anni fa e seguita con somma regolarità.
Normalmente seguo le presentazioni dei risultati finanziari di Apple attraverso i tweet di
MacJournals.
Per cominciare, l’attuale scarsità globale di chip è costata ad Apple
sei miliardi di dollari di mancate vendite.
Va notato che il problema colpisce tutti; anzi, Apple se l’è finora cavata molto bene rispetto all’entità del problema.