C’è così poco materiale italiano decente su Apple che non sia copiato, tradotto, ripetuto. Eccezione che conferma la regola: Misterakko che su Quora
spiega in poche righe, con tutti i link del caso, la vicenda che ha scatenato l’ultima polemica sul supposto right to repair.
Lo YouTuber che compra due Mac Studio per smontare il disco da uno di essi e metterlo sull’altro, per avere un Mac Studio con due unità Ssd (oppure, più probabilmente, per guadagnare una manciata di visualizzazione con un contenuto di poco valore).
Giorni fa
spiegavo a un pubblico selezionato che siamo diventati tutti IT Manager e che la figura professionale stessa è da riconfigurare (cosa vera da almeno quindici anni). Uno dei motivi è che, se nella preistoria era tanto trovare un computer appoggiato sulla scrivania dell’ufficio, oggi viviamo con due, tre cinque computer intorno a noi, parlando solo di quelli personali. E andrà sempre peggio, ho chiosato.
Si prenda per esempio il nuovo
Studio Display di Apple. Un monitor? Dipende da come lo si guarda. Si potrebbe anche vederlo come
un device iOS equipaggiato con la versione 15.4 del sistema operativo e sessantaquattro gigabyte di disco (grazie a tf42 per la segnalazione), anche se sessantadue di questi sono inutilizzati. Per ora.
Non trovo dimostrazione attuale della potenza della rete e del testo puro più cogente dell’incredibile
PlainTextSports.
Per un appassionato di sport americani, è una fonte di aggiornamento pazzesca per velocità, sintesi, dettaglio e panoramica.
Ma un altro appassionato, magari di statistica, resterà ammirato dal servizio e dall’essenzialità.
Se poi la passione è per la rete e per il software ingegnoso, beh, c’è solo da entusiasmarsi di fronte al lavoro di
una singola persona, che però è capace di programmare e concepire flussi di dati con pulizia mentale estrema.
Ho appena rinnovato la mia iscrizione a
LibreItalia e potresti farlo anche tu. Costa dieci euro (se lo fai entro fine marzo, meglio).
Ogni tanto vengo chiamato in causa perché sostengo il software libero ma uso Mac, macOS, quei device chiusi come iPad o iPhone eccetera.
Visto che i ragionamenti normali non funzionano tanto, provo a sostenere una opinione paradossale e vediamo se va meglio.
Il software proprietario non mi dà alcun fastidio.
Negli ultimi anni il software Apple, specie su Mac, ha avuto i suoi bei chiaroscuri. L’amico Riccardo parla senza mezzi termini di
stagnazione e io non sono d’accordo ma perché penso che esageri, non perché non ci siano, appunto, questioni aperte e situazioni non proprio ottimali in qualche zona dell’ecosistema.
Eppure la grazia e la magia di Universal Control sono qualcosa che, nonostante se ne sia parlato a lungo, emoziona come la festa di compleanno a sorpresa. Ecco che sulla scrivania ci sono due, tre, cinque apparecchi, e insieme diventano una stazione di lavoro unica, una tastiera e un trackpad si occupano di tutti e tutto, gli schermi separati sono come uno solo.
È grazie a
Misterakko se ho potuto leggere un lungo e molto interessante
articolo di Brandon Sanderson sullo stato dell’editoria libraria, almeno dal suo punto di vista.
Il suo punto di vista conta qualcosa, dato che vende libri nell’ordine delle centinaia di migliaia di copie ciascuno.
In questi giorni ha lanciato un
progetto Kickstarter per sfornare quattro libri entro fine anno o giù di lì. Ha chiesto novecentomila dollari di prefinanziamento; mancano più di dieci giorni alla scadenza ed è già a quota ventisette milioni. È il progetto Kickstarter più finanziato di tutti i tempi.
Sono reduce soddisfatto da una serata (virtuale) presso il
Rotary Club Ticino, dove sono stato ospite e ho potuto chiacchierare sul tema La tua IT funziona?
Ho fatto una carrellata su che cosa sia oggi l’Information Technology per le aziende: non più un centro di costo, immutabile e livellato verso il basso con tutte le altre aziende, come negli anni novanta, bensì una vera e propria business unit, che può contribuire al pari delle altre alla crescita e allo sviluppo, grazie alla possibilità odierna di scegliere e personalizzare praticamente tutta l’offerta hardware e software, in contrasto con l’uniformità obbligata dello scorso secolo.
Aggiorna il codice di Pixelmator sistemando alcuni bug e poi
corre verso il rifugio antiaereo, visto che bombardano le aree residenziali della città.
Non c’è molto altro da dire.
Sabino sa che mi piace raccogliere testimonianze di gente che lavora con Mac nei luoghi e nei modi più singolari e mi ha passato due immagini del lavoro di un ricercatore italiano alle prese con materiale proveniente dalla Nasa sull’inquinamento da aerosol in pianura padana.


The Verge gode di una solida reputazione per non presentarsi come antiApple a prescindere e dimostrarsi ampiamente schierato non appena si entri nel merito.
È pertanto abbastanza sorprendente che scrivano un pezzo complessivamente positivo sugli
ultimi annunci di Apple, che accenna alla
nuova strategia di dare – non dire – agli utenti quello che vogliono.
Ed è il pezzo più squilibrato nella critica a sfavore che si trova in giro. Complessivamente sembra che i critici sperassero nell’avvento di un Mac a lungo desiderato e rimasto ipotetico, modulare e versatile più di un iMac e meno costoso di un Mac Pro.