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7 mar 2021 -

In cambio di che

Si parla su KrebsOnSecurity di almeno trentamila organizzazioni, per centinaia di milioni di utenze individuali, colpite dall’attacco di un gruppo di pirati informatici cinesi ai server di Exchange.

Dove l’attacco ha avuto successo, i pirati hanno installato una shell web che consente accesso indiscriminato ai server. Tra le organizzazioni vittime, leggo, si trovano ricercatori medici, studi legali, istituzioni scolastiche, fornitori dell’esercito, think tank e organizzazioni non governative.

KrebsOnSecurity parla degli Stati Uniti, ma l’attacco è avvenuto a livello globale e non ci sono dati relativi all’impatto che potrebbe avere avuto in tutto il mondo. Probabilmente bisogna aggiungere un ordine di grandezza alle cifre americane e magari neanche basta.

Il tutto grazie a quattro falle nella sicurezza che Microsoft ha chiuso con un aggiornamento di emergenza.

Exchange è un sistema di amministrazione della posta con una architettura bizantina e una complicazione intrinseca che, a livello di sofferenza, fa preferire piuttosto un’unghia incarnita.

Se lo scopo della sofferenza non è almeno la sicurezza, qual è? Dice bene John Gruber:

Microsoft Windows e Exchange sono sempre stati insicuri e probabilmente sempre lo saranno. È sorprendente quante minacce informatiche ampiamente pubblicizzate si possano ignorare evitando Windows ed Exchange.

La logica sfugge. C’è chi si affida a un software bacato, difficile da usare e da manutenere, insicuro, e per avere questo paga.

Che cosa riceve in cambio da Microsoft chi paga Exchange, a parte un server di posta inutilmente involuto e penalizzante? Perché, se non c’è un extra, un benefit, un vantaggio non evidente, tocca porsi domande.

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