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Dal mondo Apple all'universo digitale, in visualizzazione rapida dell'ovvio

31 mar 2020

Uno Zoom dietro le quinte

Delle mille soluzioni di videoconferenza possibili emerge come preferenza assai diffusa Zoom, che non è esattamente il mio preferito (invece, Valarea per lavorare e Jitsi per chiacchierare), magari dopo un’occhiata all’elenco di server di iorestocasa.work, che può tornare utile).

Non linko Zoom perché è venuto fuori che la versione iOS trasmetteva dati a Facebook, anche se non si era iscritti a Facebook. Un aggiornamento passato poco dopo l’uscita della notizia ha eliminato il problema, solo che resta la licenza d’uso del programma, che praticamente consente a Zoom di fare un po’ quello che vuole in termini di rispetto della privacy.

Su Mac, Zoom installava senza dire niente un server che restava installato e in funzione anche quando l’applicazione veniva cancellata. Lo scorso luglio Apple ha applicato un aggiornamento di sistema silente a macOS con lo scopo preciso di eliminare il server nascosto di Zoom.

John Gruber riassume tutta la vicenda.

La tecnologia di Zoom, intendiamoci, è di prima classe. Da un punto di vista di resa e tenuta della videoconferenza, anche con grandi numeri, niente da dire. Quello che accade dietro le quinte, però, è poco simpatico.

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