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15 mar 2020

Ricchi, grandi ricchi e statistiche

La notizia che Bill Gates esce dal consiglio di amministrazione di Microsoft per dedicarsi maggiormente alle sue attività di filantropo ha suscitato comprensibilmente grande clamore.

Meno comprensibilmente, ho visto varie espressioni di ammirazione per la parabola dell’uomo Gates, che più o meno prima si disapprovava o si disprezzava per quello che aveva fatto in e con Microsoft mentre adesso, invece, fa il filantropo.

Una notizia: Gates esce dal consiglio di amministrazione. Non esce da Microsoft, dove continuerà a operare come Technology Advisor per l’amministratore delegato e altri dirigenti.

Sembra anche, a leggere commenti qua e là, che Gates si stia dedicando a spendere il proprio denaro in attività benefiche.

In un certo senso è vero; in termini assoluti, tuttavia, Gates è più ricco di prima che facesse il filantropo.

Ho chiesto aiuto a Wolfram Alpha, che prende i dati da Forbes e quindi non è tacciabile di inesattezze: il patrimonio personale di Bill Gates era appena superiore a quaranta miliardi di dollari nel 2002. Eccettuata la parentesi del 2008 dovuta alla crisi finanziaria globale, la cifra è salita pressoché costantemente. Oggi, diciotto anni dopo, Gates possiede centosei miliardi di dollari.

Interessa poco sapere se Gates usi l’attività filantropica per fare soldi o se accorti investimenti gli permettano di spendere e contemporaneamente mantenere, anzi, aumentare la propria ricchezza; di fatto è evidente che fare il filantropo, da un punto di vista di portafogli, gli conviene.

Gates è un membro di The Giving Pledge, l’impegno degli individui e delle famiglie più facoltose del mondo a dedicare la maggior parte delle loro ricchezze al giving back, al ripagare la comunità delle fortune che hanno avuto modo di raccogliere.

Dal 1994 a oggi, lui e la moglie hanno donato alla Bill & Melinda Gates Foundation un totale di oltre trentasei miliardi di dollari, più di 1,3 miliardi l’anno.

Meno di Warren Buffett, che dal 2006 si è impegnato a contribuire alla fondazione e solo una volta, nel 2009, ha versato quella cifra. Altrimenti, ha fatto regolarmente di più.

Il quadro ritrae un grande ricco che allestisce una fondazione che gli offre vantaggi fiscali e un grande ritorno di immagine, in un contesto che lo rende ancora più ricco. Se questo meriti ammirazione, più di quanto la meritino tutti gli altri ricchi che fanno beneficenza e tutti quanti si dedicano a combattere la malaria o il cambiamento climatico, comprese aziende farmaceutiche e aziende petrolifere, non lo so.

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