Gli invidiosi millantano che le malvagie Big Tech siano nemiche della privacy e vedano il privato unicamente come oggetto da mungitura. Tutte, tutte uguali.
Intanto Apple informa che Apple Intelligence lavora in locale, a tutela della privacy. E, ove le risorse locali non bastassero, porta l’elaborazione sul cloud.
Non un cloud qualunque: Private Cloud Compute. L’elaborazione si avvale del cloud ma rimane confidenziale e privata. I dati del singolo restano del singolo e restano al sicuro.
Ma gli invidiosi a basso costo insinuano che siano tutte balle e che un servizio valga l’altro.
Al che Apple pubblica il codice di privacy e sicurezza di Private Cloud Compute:
per consentire ai ricercatori e a quanti siano interessati di verificare in modo indipendente le caratteristiche e le funzioni di sicurezza e privacy di Private Cloud Compute.
Il privé continua a restare esclusivo. Ma con le pareti di cristallo, a dispregio dei rosiconi.