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Dal mondo Apple all'universo digitale, in visualizzazione rapida dell'ovvio

22 set 2026 - Web

A lezione di battito

Una possibile definizione di frustrazione è divario incolmabile tra la passione e i mezzi per esprimerla compiutamente. I cantautori, per dire, sono in genere persone realizzate, che hanno idee, sanno tradurle in canzoni, riescono a suonarle e magari gli esce pure un filo di voce.

Quando invece hai un romanzo nel cassetto ma non sai scrivere, ecco la frustrazione. Quando suoni il piano come un arcangelo ma lo hai fatto solo perché i tuoi genitori ti hanno messo a lezione da quando avevi due anni e mezzo e avresti sempre voluto invece lavorare come chef in un rifugio di alta montagna, ecco la frustrazione.

Ipotizzo che esista una funzione che correla la forza della passione e il livello di capacità espressive all’ampiezza del divario. Perché una passione forte o mezzi di espressione potenti possono fare molto, per chiudere il gap. Se poi vanno insieme, ecco che nasce qualcosa di prezioso.

Per dire, Guy Kawasaki. Lui doveva convincere gli sviluppatori a produrre software per il Macintosh degli inizi. E gli sviluppatori dovevano pagarsi la documentazione, lavorare senza supporto e non ricordo che cos’altro. Roba da finire coperto di catrame e piume di gallina, stile Far West. Solo che lui era un comunicatore di una capacità inaudita, con una passione inestinguibile. Scrisse nella lettera di dimissioni da Apple che il suo cuore avrebbe sempre sanguinato in sei colori, quelli che allora connotavano la mela morsicata.

Tutto questo mi serve per inquadrare l’ atlante dei campetti di basket a Milano, alias Al campetto. L’autore, Gabriele Gigliotti, ha una quantità di mezzi espressivi che da sola basta per un reparto di sviluppo: è un autore di libri su HTML 5, cioè sa scrivere e sa scrivere codice web. Chi visiti Al campetto può pensare di fare un excursus per i playground di basket milanesi oppure di partecipare a una masterclass di sviluppo web.

Solo che la funzione di cui si parlava prima vuole due termini e Gabriele, della cui amicizia mi onoro e per la quale mi sento indebitamente ma comunque autorizzato a confessare in sua vece, ha anche il secondo: una passione immensa. A Milano sorgono centottanta campetti; lui finora ne ha censiti trentotto. Si è alzato presto per fotografarli, registrarne le condizioni, classificarli e rappresentarli per chiunque arrivi da Milano, da fuori Milano, dal mondo e abbia curiosità in merito.

Il progetto è coprirli tutti. Aggiornare quelli già coperti. Mantenere la creatura fresca e pulita, aggiornata, moderna, navigabile. Portare un pezzo di conoscenza sulla rete a disposizione di tutti, visti non come limoni da spremere (per non fare nomi, Google) ma come parte della comunità globale.

Se ne può fare solo una questione di proporzioni, perché altrimenti il progetto non è dissimile da quello di Donald Knuth che continua a sviluppare la sua arte di programmazione dei computer sebbene pluriottuagenario o dai progetti dei programmatori di Dwarf Fortress che hanno già pronto il to do da qui agli anni trenta del Duemila.

Come si può capire se il lavoro di Gabriele è un vero labor of love, l’esito di una passione, oppure il passatempo di un nerd che disperde dai polpastrelli un eccesso di processi logici? Beh, la scheda di ciascun campetto riporta anche il battito.

Il suono del pallone che rimbalza.

Qui non tutti hanno effettivamente la possibilità di capire; non è un problema di chi sa e capisce. Ti chiedi perché sei qui a tergiversare invece di andare a raccogliere dati sul prossimo campetto. Passione totale, dominio dei mezzi espressivi. La funzione esplode, la frustrazione si dissolve nell’informazione. Benvenuti nel web autentico, quello che è nato per essere.

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