Quickloox

Dal mondo Apple all'universo digitale, in visualizzazione rapida dell'ovvio

23 lug 2026 - Hardware Software Internet Education

L’ora del diletto

L’ispezione dei cantieri non è mai passata di moda e rimane un must per la pensione o il tempo libero dopo una certa età. Leggevo distrattamente da qualche altra parte che la parola umarell è entrata nei dizionari svedesi con lo stesso significato che dalla circonvallazione di Milano ha finito per estendersi a buona parte dell’Italia.

Può esserci dell’altro.

Un corrispondente di Ars Technica, tale Lee Hutchinson, voleva per la propria camera da letto un orologio digitale da comodino con caratteristiche moderne, ma vecchio tipo, con i seguenti requisiti:

Il mio orologio perfetto imposta l’ora da solo. Aggiusta l’ora legale (salvo legge in discussione negli States) Mantiene la precisione e mostra sempre l’ora esatta. Mostra l’ora sun un display di Led a sette segmenti rossi; non blu, non verdi, non gialli e assolutamente non bianchi. E non dovrei installare app-spazzatura spezzaprivacy per farlo funzionare.

Constatato che nessun orologio sul mercato risponde esattamente a tutti i requisiti, che cosa avrà pensato Hutchinson, in alternativa a una passeggiata verso il cantiere?

Esatto: lo ha costruito.

La cosa interessante è che, oggi, costruire uno strumento qualunque è diventata l’attività più interdisciplinare di sempre, che io farei insegnare nelle scuole: il procurement di tutti i componenti è di per sé una attività didattica. C’è di mezzo un Raspberry Pi Zero W, della piccola programmazione in Python, elettronica di base, saldature, interazione tra strato hardware e strato software. In presenza di una stampante 3D, l’involucro dell’orologio è stato reso su misura in casa, passando dal reperimento di modelli liberamente scaricabili e dalla loro modifica per risolvere le inevitabili microdifferenze tra il modello e l’oggetto concreto. Quindi, sotto anche con AutoCad e derivati.

Ma io non so fare tutte queste cose.

Certo, tuttavia l’intelligenza artificiale, per come la si vuole chiamare a dispetto della realtà, quando non usata come amico di penna, motore di ricerca di cui non c’era bisogno, succedaneo per compensare la mancanza di creatività e cultura e dispensatore di oroscopi e numeri del lotto, è un ottimo strumento per aiutarsi nella programmazione. Tradotto: bisogna comunque imparare le basi, che è una cosa bella e a portata di chiunque in tempi ragionevoli. Poi, per raggiungere obiettivi specifici, ci si fa aiutare. E allora passa da refugium cretinorum ad amplificatore di opportunità. Un progetto di coding è il caso d’uso perfetto.

Tant’è che alla fine l’orologio prodotto, visto che sta in una abitazione iOS-centrica, si collega anche con HomeKit, a privacy sotto controllo.

Il punto è che sappiamo cominciare a fare queste cose. Proseguire, con gli strumenti arrivati negli ultimi trent’anni, oggi è accessibile come mai prima. Se non sapessimo neanche cominciare sarebbe un problema, sì. Non è così.

In questo Paese devastato dagli adoratori del (proprio) passato, che vogliono mettere al bando il digitale perché è digitale (Pellai), oppure lo propugnano ma quello che c’era una volta perché adesso invece sono sistemi chiusi (Venerandi), questi articoli sono antidoti. Che parlino dopo avere costruito un orologio a Led e averlo collegato a HomeKit. Certo, Pellai non considera nulla dopo le pendole.

La verità è che possiamo trasformarci tutti in dilettanti. Possiamo estendere la portata delle nostre capacità, che è diverso dall’improvvisarsi ciò che non si è. E possiamo diventare più completi, consapevoli, aperti. Nel mentre, trarne, appunto, diletto.

Non saprei concepire una condizione migliore. È questione di volerla cogliere.

Commenta