Se c’è una singola ragione valida per cui avverto una stretta al piloro quando vedo gente altrimenti intelligente usare le virgolette diritte nel testo diverso dal codice sorgente, è la possibilità di scrivere una storia della tipografia matematica da Gutenberg a LaTeX e oltre.
L’argomento è molto più accessibile a chiunque di quanto possa suonare, l’articolo è dettagliato ma contenuto, le cose da imparare sono molteplici e quelle da ammirare ancora più numerose. C’è da imparare quale fu la vera innovazione di Gutenberg, che diede vita – con espressione raramente altrettanto felice – alla prima Internet, quella dei libri. No, non è la stampa a caratteri mobili.
Piano piano si giunge all’altra grande innovazione fondamentale: TeX di Donald Knuth. No, non è il linguaggio per descrivere la tipografia matematica. C’era già, lo abbiamo tutti dentro la parte UNIX di Mac.
Una curiosità abbastanza nota, che però mi piace troppo: Knuth decise che le versioni di TeX successive alla terza sarebbero state contrassegnate da un decimale successivo di pi greco. Attualmente il numero di versione è pi greco fino a otto decimali. Alla morte del suo autore, TeX assumerà come numero di versione finale pi greco nella sua interezza e sarà considerato completo, senza più ricevere aggiornamenti.
Si capisce come questa sia poesia, cultura, patrimonio dell’umanità. Un po’ diverso dall’avere una versione diversa di Safari o di Chrome ogni settimana. E usale tipografiche, per favore, quelle virgolette: non importa quanto sia povero il messaggio o la piattaforma che si degna di ospitarlo.