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31 mar 2026 - Internet Apple

Chi la spara più grossa

Chi avrebbe mai detto, tipo a dicembre millenovecentonovantasei, che trent’anni più tardi ci saremmo trovati a parlare per una settimana dei cinquant’anni di Apple?

Se ne scrivevano di tutti i colori e forse c’era anche una gara a chi la sparasse più grossa, a chi predicesse la forma più funesta di fallimento.

Invece siamo qui e ci tocca anche porci la domanda successiva: tra trenta o tra cinquant’anni, Apple sarà ancora qui?

Era tipico, a quei tempi, affrontare la questione dei tre o dei cinque anni, tutt’al più. Spiegare alla gente che persino nella più catastrofica delle narrazioni, un Mac appena comprato avrebbe continuato a essere un’ottima macchina per qualche anno almeno. Questo tipo di timore, ora come ora, è insussistente. Ma tra una generazione? O due?

Una fonte affidabile di previsioni a lungo termine – non ho detto un chierico di ventesimo livello che divina il futuro grazie al favore degli dèi – è Horace Dediu di Asymco, che aveva scritto dieci anni fa un trattatello su Apple a quarant’anni e, dopo averlo aggiornato all’indomani di MacBook Neo, ha rifatto la stessa cosa appunto con il dubbio sulla possibilità di Apple di esserci ancora, nel prossimi anni cinquanta, sessanta, settanta.

Al compimento dei quarant’anni, Apple aveva venduto un miliardo e mezzo di computer, se consideriamo tali Mac, iPhone, iPad, iPod touch e i modelli prima di Mac. Niente Apple TV, Apple Watch, iPod in quanto tali.

A quota cinquanta, ha passato i cinque miliardi. Nessuna azienda ha venduto così tanti computer per così a lungo, neanche IBM, neanche HP, neanche Lenovo, nessuno.

Durante il cammino, Apple ha smesso di essere un’azienda di computer, anzi, di soli computer. Poi ha smesso di essere un’azienda di soli prodotti, nello sviluppare man mano un comparto importante di servizi.

Il solo App Store incassa cinque volte quello che ricava l’intera industria cinematografica mondiale. App Store è ben più grande e incisiva di Hollywood.

Una volta c’era il problema di contare solo su Mac e di che cosa sarebbe accaduto se le vendite di Mac avessero avuto un tracollo. Oggi Apple contiene tre o quattro segmenti ognuno dei quali, da solo, sarebbe nelle prime cinquecento aziende del mondo.

Dediu traccia curve che vanno assai indietro nel tempo e considera parametri che i media tendono a trascurare, a favore di banalità come la quota di mercato o il prezzo di vendita. Teorizza, non da ieri, che la vera ragion d’essere di Apple sia accumulare clienti, più che vendere prodotti.

Sulla base di tutto questo, tanti anni dopo quel millenovecentonovantasei, può permettersi di spararla grossa come nessun altro è mai riuscito a fare e a pronosticare che Apple ha tutte le carte in regola per esserci tra trenta anni o già di lì.

Come nessuna azienda è mai riuscita a fare in questi mercati. Ma qui si torna alla solita questione: se Apple sia una azienda come tutte le altre. Non lo è. Non lo è mai stata. Commodore lo era, Compaq, IBM al tempo dei PC, Asus lo è.

Per quello ce ne occupiamo. Per quello i computer non sono tutti uguali, per quello lo scontrino racconta solo l’inizio di una storia. Appuntamento al duemilasettantasei.

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