Un appuntamento museale per i cinquant’anni di Apple di cui non si è ancora parlato (relativamente all’appuntamento) e di cui parliamo per una settimana (relativamente ai cinquant’anni) dopo averne già parlato (relativamente al museo) è stato la reunion presso il Computer History Museum di quattro personaggi come Jon Rubinstein, Avie Tevanian, Chris Espinosa e John Sculley, presentati dal giornalista David Pogue.
Una reunion improbabile, perché per vedere insieme quattro protagonisti come questi ci voleva proprio un anniversario come questo: un personaggio hardware, un personaggio software, un manager e CEO, con carriere dentro Apple veramente differenti.
È un piacere vedere Pogue presentare il suo libro sui cinquant’anni di Apple, frutto di un lavoro monumentale di )nuove) interviste e testimonianze, anche quando va un po’ sopra le righe in modo molto americano. Attraverso le testimonianze di Tevanian-Rubinstein-Sculley è possibile acquisire un taglio inedito della vita di Apple, qualcosa difficile da ottenere per un argomento effettivamente un pochino inflazionato.
L’evento è lungo come un film e pieno di piccole e meno piccole sorprese e momenti sorprendenti, come la presenza fisica di Ronald Wayne, il terzo socio fondatore di Apple. Non lo sostituirei con una buona partita di baseball ma, magari a piccole dosi, si guarda con gusto e ancora con curiosità. Emerge anche, ancora una volta, il lato umano di tutta questa avventura. Non conosco alcuna altra azienda per cui sia possibile intraprendere un percorso storico altrettanto coinvolgente.