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Dal mondo Apple all'universo digitale, in visualizzazione rapida dell'ovvio

26 mar 2026 - Software

Tic-toc-stack

Se passiamo una settimana a parlare del cinquantesimo anniversario della nascita di Apple, è chiaro che debba esserci spazio per HyperCard. C’è un video che se la cava bene e in undici minuti dice tutto, pur prendendola alla larghissima, dal momento che parte nientemeno che con Vannevar Bush e il suo Memex per passare da Alan Kay e Alto, la madre di tutte le presentazioni effettuata da Doug Engelbart con mouse, schermo bitmap, oggetti cliccabili, prima di transitare dal Whole Earth Catalog di cui era appassionato Steve Jobs per arrivare a Macintosh e, ovviamente, anche a Bill Atkinson.

La linea continua tra tutti questi momenti della storia emerge chiarissima e innegabile, HyperCard diede una forma precisa e geniale all’esigenza di collegare tra loro le informazioni e i media attraverso percorsi navigabili che quasi chiunque poteva definire con l’aiuto di HyperTalk (sviluppato, per chiarezza, da Dan Winkler, con la collaborazione di Atkinson).

Fu geniale distribuire HyperCard gratis assieme a ogni Macintosh e tanta genialità fu ripagata con innumerevoli stack creati da imprenditori, artisti, musicisti, hobbisti, contabili, insegnanti, programmatori, davvero chiunque.

L’affermazione definitiva di HyperCard arriva con i fratelli Miller e la loro Cyan, da cui uscirono The Manhole e Myst, a quel tempo il gioco più venduto di tutti i tempi, nato come stack di HyperCard e espanso allo spasimo per poter occupare tutto lo schermo e mostrare immagini a colori.

Poi iniziò il declino, a proposito del quale non ho ancora sentito due persone sostenere anche con veemenza la stessa idea, fuori da dire colpa di Apple. Successero tante cose, di cui il video dà conto: Apple si trovò in cattive acque e Steve Jobs, tornato per dare la riscossa, cancellò senza pietà tutto il non essenziale. HyperCard era geniale ma non aveva portato un singolo dollaro nelle casse di Apple, alla quale serviva soprattutto un bilancio in ordine.

C’è chi sostiene che Jobs avesse un conto in sospeso con Atkinson da quando gli propose di trasferirsi con lui a NeXT e lui declinò, per restare in Apple. L’amicizia terminò e forse Jobs approfittò della nuova situazione per vendicarsi, chissà.

Vero è anche che il mondo stava cambiando. Tim Berners-Lee aveva concepito il World Wide Web, dove infinite pagine potevano connettersi tramite l’ipertesto. Né più né meno che l’asso della manica di HyperCard… il quale, però, non entrò mai in rete. Gli stack erano perfette analogie di siti web, solo che restavano personali, confinati alla macchina su cui risiedevano. Atkinson riconobbe in seguito l’errore, ma era troppo tardi. Il genio era uscito dalla bottiglia e non è un mistero che Berners-Lee trasse, tra l’altro, ispirazione proprio da HyperCard.

Ogni tanto qualcuno ricorda nostalgicamente il bel tempo andato. Resta comunque la realtà presente: sono apparsi software che si ispiravano a HyperCard, o lo copiavano senza vergogna, ma nessuno ha mai sfondato. Se parliamo di collegamenti tra media, ipertesto, informazione distribuita, interattività, beh, HTML nella sua parte ipertestuale è semplicissimo. Più o meno, oggi, per programmare sul web si può scegliere il linguaggio che si vuole. Quello dominante, JavaScript, è più complesso di HyperTalk, certo. Se però si tratta di fare cose che venivano semplici con AppleScript, a livello di snippet da poche righe, il divario è assai meno pronunciato. Uno stack di card è un sito di pagine web, HyperTalk (poi anche AppleScript) è JavaScript. Non c’è davvero altro; è impossibile per una app competere a questo livello così fondamentale.

HyperCard rimane come una tappa storica nella storia dell’elaborazione delle informazioni e Bill Atkinson come un gigante. Quarant’anni dopo, tuttavia, i presupposti sono andati avanti, come il tempo, come gli anni. Un HyperCard votato alla connessione di rete, capace di visualizzare miliardi di colori, di pilotare media estremi, di lavorare con stack di gigabyte di informazioni? Forse, boh, può essere. Messo però di fianco a Safari, onestamente, che cosa sceglieremmo?

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