Apple sta per compiere cinquant’anni (e se na parla per una settimana) eppure gli aneddoti sulla sua nascita sono illimitati: basta stimolare la gente giusta per fare emergere dettagli anche inediti. Harry McCracken ha messo insieme una chiacchierata di classe con una dozzina di personaggi coinvolti a vario titolo nella storia dell’inizio di Apple.
Qualcuno di essi è discretamente noto, tipo Steve Wozniak; qualcun altro è discretamente ignoto fuori dalla cerchia degli appassionati ed è il caso di Liza Loop, un’insegnante appassionata della tecnologia e disposta a portare il computer nella scuola (come cambiano, i tempi). Loop avrebbe potuto essere la prima cliente di Apple Computer e invece fu la prima utente di Apple I. Ecco come è andata.
Wozniak: avevo due interessi principali nella vita. In prima media dissi a mio padre che sarei stato un ingegnere elettrico e, secondariamente, un insegnante di quinta elementare. Così quando Loop disse che stava portando computer nelle scuole, mi sono messo in macchina insieme a Steve Jobs e abbiamo guidato per due ore e mezza per farle visita a Cotati, California, dove lei ci spiegò che aveva ottenuto un finanziamento per comprare un microcomputer che lei avrebbe mostrato nelle scuole. Per tutto il viaggio di ritorno insistetti con Steve Jobs perché le donassimo il primo Apple-1. Inutilmente. Tuttavia me lo lasciò comprare per trecento dollari così che lo potessi dare a lei.
Loop: Wozniak portò il primo Apple-1 al Sonoma County Computer Club. Stava in un cartone di pizza, non in senso letterale. Lo aprì e vidi questa scheda logica. Non c’era un involucro. Dissi “Va bene, che cosa ci faccio?” E lui rispose “Dunque, ti fai costruire un involucro da uno di questi del club e intanto da qualcun altro di loro ti fai costruire un alimentatore. Io posso darti le specifiche dell’alimentatore. Così i membri del mio computer club si misero insieme e costruirono Apple-1.
Insegnare il Basic nelle scuole con un computer privo di batteria, che all’accensione richiedeva venti minuti per caricare via nastro il sistema operativo e il linguaggio BASIC, era un progetto fallimentare e l’esito fu esattamente questo.
Ma era l’inizio. A dare vita alla rivoluzione tecnologica più importante del novecento furono l’incoscienza e la pazienza di quelli la cui passione superava gli ostacoli pratici.
Il movimento homebrew non era una vera e propria contestazione antisistema, ma conteneva elementi di anarchia, indipendenza, individualismo, evoluzione fuori di canali della consuetudine. Erano tutti ragazzi o giovani adulti. Chris Espinosa (un altro intervistato, impiegato numero otto, ancora al lavoro in Apple) aveva quattordici anni quando fu assunto. Dell’atto di nascita della società Apple Computer fu testimone un quindicenne. Erano tutti universitari mancati, tecnici che al college non ci avevano neanche pensato, outsider curiosi e smanettoni e appunto ragazzini imberbi.
Oggi la base installata di apparecchi Apple è di due miliardi e mezzo, senza contare chi ha copiato, chi è arrivato secondo, chi ha rifatto le stesse cose più avanti o altrove. Una rivoluzione planetaria. Sono cambiate le vite della gran parte della popolazione mondiale.
Praticamente nello stesso anno, in Italia, c’era chi propugnava una rivoluzione del tutto diversa. Milioni di ore di scuola evaporarono nel nulla, migliaia e migliaia di studenti passavano la giornata in giro per le strade a urlare slogan, ci fu anche qualche morto.
I risultati di questa supposta rivoluzione sono sotto gli occhi di tutti: inesistenti. È cambiata la vita solo di qualche capo agitatore che è approdato a succosi stipendi pubblici e grasse pensioni pubbliche.
Chiedo scusa per la parentesi italiana e per di più politica. Il tema era un altro e ci torniamo. É che avevo un prurito e me lo sono grattato, dopo cinquant’anni può succedere.