La parola sovranità è stata purtroppo ciancicata da personaggi impresentabili e se ne è perso il perimetro semantico. Invito ugualmente ciascuno a leggere, fare propria e firmare la recente Dichiarazione di Cannes sulla sovranità della mente concepita nell’ambito del World AI Cannes Festival.
In estrema sintesi, la dichiarazione avanza le istanze seguenti:
- Impostare limiti chiari ai progetti di intelligenza artificiale che promuovono simulazione dell’intimità, dipendenza, manipolazione emotiva
- Salvaguardare la democrazia dalle influenze occulte sul comportamento, in politica, didattica, lavoro e accesso ai servizi essenziali
- Rafforzare la portata dell’azione pubblica, nello specifico, su infrastruttura e responsabilità di una intelligenza artificiale di valore
- Stabilire linee rosse tecnologiche globali attraverso diplomazia, standard e cooperazione internazionale.
Assodato che le petizioni di Internet sono ridicole e inutili a qualunque livello, questo è un oggetto diverso: un atto simbolico di comunanza con una visione del mondo, dell’umanità, del progresso che va in direzione dell’umanità stessa.
Come non era mai accaduto prima, la libertà di pensiero è in pericolo non perché qualcuno impedisce alle persone di esprimerlo, ma perché a tutti viene fornito un pensiero già pronto, omologato, a bassa qualità e basso costo. Il termine libertà di pensiero è da ampliare perché includa anche la libertà di pensare autonomamente e produrre significato umanamente originale, da rispettare e che occupi un posto adeguato nella comunità.
Sono allineatissimo con tutte le manifestazioni di cinismo, menefreghismo, indifferenza, fatalismo attorno alla situazione. La dichiarazione sulla sovranità della mente è un documento ininfluente e vuoto. Firmare la dichiarazione stessa avrà esattamente zero conseguenze pratiche. Niente cambierà in modo significativo nel panorama attuale almeno da qui a ventiquattro mesi.
È un fatto di consapevolezza. Neanche di numeri; avrebbe senso persino firmare da soli. È ricordarsi di un impegno che è necessario e che magari troveremo qualche occasione di declinare nella personale fatica quotidiana.
L’obiettivo ambiziosissimo e talmente fuori portata da rappresentare, nel gergo di Google, un moonshot? Ridare all’intelligenza il campo che le appartiene e le compete. Diffondere la sovranità della mente come pratica e come concetto, fino all’universalità. La libertà di pensiero è un diritto dell’umanità anche quando si tratta di potenziare il cervello per mezzo di uno strumento invece che delegare la propria essenza a un generatore di melassa adulatrice.