Per oggi avrei una manciata di storie per me tutte interessanti e normalmente prediligo un taglio personale ai grandi quadri di insieme di mercati e piattaforme. Nondimeno, questa storia mi rimane in testa e rilanciarla è l’unico modo per sbloccare il flusso.
The Guardian ha pubblicato un articolo-inchiesta dal quale risulta che nel Regno Unito vari annunci di costruzione e installazione di centri dati sono fittizi e i centri dati stessi, a dispetto delle dichiarazioni ufficiali, non esistono, o nella migliore delle ipotesi sono in enorme ritardo sui tempi che figurano nella comunicazione.
Il contesto è di una grande spinta da parte delle autorità britanniche verso gli investimenti in tecnologia e calcolo, che nelle intenzioni spingono l’economia, creano posti di lavoro, facilitano l’adozione dell’intelligenza artificiale a tutti i livelli eccetera. Secondo il premier Starmer, se l’AI fosse pienamente adottata nel Regno, pomperebbe quarantasette miliardi di sterline ogni anno nell’economia.
L’articolo del Guardian rivela che ci sono siti annunciati e mai realizzati.
I piani governativi recenti si basano principalmente su Nscale e CoreWeave, due aziende sostenute da Nvidia. CoreWeave ha promesso due anni fa di investire nel Regno Unito un miliardo di sterline sotto forma di due centri dati che, sei mesi dopo, sono stati annunciati come operativi.
I documenti indicano che CoreWeave non ha costruito alcun nuovo centro dati nei due luoghi – nei Docklands di Londra e vicino a Gatwick – né lo hanno fatto i due partner nominati nel comunicato stampa.
Semplicemente, CoreWeave ha affittato spazio in due altri centri dati che già esistevano, uno costruito nel duemiladue e l’altro nel duemilaquindici. Una realtà molto diversa dal suo annuncio.
Nscale ha annunciato a gennaio duemilaventicinque la costruzione di un sito di supercomputer alla periferia di Loughton, a sua volta una periferia orientale di Londra. Il più grande centro dati sovrano nel Regno Unito, parte di un investimento di due miliardi e mezzo di dollari. Data di completamento, quarto trimestre duemilaventisei.
Ma il luogo proposto, dentro un parco industriale nei sobborghi di Loughton, in febbraio era ancora usato come magazzino a cielo aperto da una impresa di Londra.
Nscale a oggi non figura come proprietaria del terreno e risulta che abbia presentato un progetto di costruzione dopo che il quotidiano inglese ha iniziato a fare domande in giro.
Sempre CoreWeave opera nella contea del Lanarkshire per completare da qui a quattro anni un centro dati definito pilastro chiave nella strategia industriale UK. Il governo parla di tremilaquattrocento posti di lavoro e DataVita, società scozzese che sviluppa il sito per conto di CoreWeave, ha promesso la fornitura in loco di energia da fonti rinnovabili per un gigawatt. L’equivalente di una centrale nucleare.
Il dato è importante perché, secondo DataVita, il centro consumerà l’equivalente di un ottavo dell’intero fabbisogno energetico della Scozia.
Al momento, sul sito esiste un centro dati che dispone di ventiquattro megawatt; è stata approvata la costruzione dell’infrastruttura per fornirne altri quaranta; le autorità locali non esamineranno altri progetti di ampliamento fino ad aprile. Come si possa arrivare a un gigawatt nel giro di meno di quattro anni, si capisce poco. In compenso CoreWeave, interpellata a proposito dei posti di lavoro, ha risposto che a fare la cifra è stato il governo, non lei.
È chiaro che gli annunci roboanti servono a mantenere un clima di eccitazione, che tenga le Borse in salita e contribuisca alla grande narrazione che prepara il terreno ai grandi datacenter e ai grandi consumi, che richiedono opinione pubblica perlomeno indifferente, politici ben disposti, media compiacenti. Si legge di finti investimenti che sono di fatto cambi merce: ti vendo un camion di unità di calcolo e poi ti compro il tempo di calcolo. A bilancio, a seconda del soggetto, figurano investimenti o vendite, bilanciate da spese che tornano fiscalmente utili. Insomma, la narrazione della domanda di calcolo in costante aumento presenta ambiguità e punti poco chiari.
Ma il datacenter annunciato e poi non costruito, altro che post-verità. Totò vendeva il Colosseo ai turisti, profetico.