Il risotto di comunicazione di ieri mi ha fatto ripensare a quando Macintosh ha cambiato il mondo, o almeno il modo (di usare il computer) a forza di icone in bianco e nero disegnate in una matrice quadrata da trentadue pixel.
È bello sapere che macOS odierno legge ancora perfettamente il formato di codifica delle icone usato quarantadue anni fa. A celebrare quell’epoca è nato a novembre 2024 un ingegnoso progetto hardware-software denominato Picontosh.
Simon Blake, lo sviluppatore dietro il blog, ha preso un minischermo LCD e gli ha messo intorno un modello di scocca di Macintosh 128k stampato in 3D, contenente a sua volta un Raspberry Pi Pico.
Sull’accrocchio, che avrà tipo un ottavo del volume di un Macintosh originale, ha usato Micropython per simulare (non emulare, simulare) un display di Macintosh in cui, una finestra per volta, compaiono le icone di applicazioni ed elementi del sistema.
Il finto desktop con finestre è semplicemente disegnato ad arte, senza altre pretese; le icone però stanno dentro un archivio perfettamente leggibile da un Mac moderno oltre che, per l’occasione, dal codice Micropython.
Alcune delle icone sono state ricreate pixel per pixel con il glorioso ResEdit. Per simulare la barra dei menu originale, l’autore ha ricreato pixel per pixel anche il font bitmap Chicago.
Tutto il progetto è riproducibile (c’è anche il case 3D in formato Stil) a partire dalla pagina GitHub linkata nell’articolo.
Alla fine ne esce un simpatico soprammobile da scrivania, omaggio al genio di chi quarant’anni fa, con strumenti inimmaginabilmente inferiori, ha prodotto opere dell’ingegno che tanti sedicenti designer oggi non riescono nemmeno ad avvicinare.