Ricevere offerte di lavoro fa sempre piacere e specialmente in questo periodo, se solo fossero anche vere. Questa volta è stata Dior a proporsi. Indirizzi un po’ sospetti ma sufficienti per gente distratta e poi praticamente una brochure aziendale creata con ChatGPT. Mica per i toni o i costrutti linguistici: stessi font, stessi a capo, stesso preciso formato di una risposta copiata e incollata dal chatbot. Postproduzione sull’assistente generativo, zero.
Anche qui comunque la plausibilità rimaneva, anzi: gli LLM generano ottimo testo plausibile. È il minimo sindacale.
Ho trovato problematica, purtroppo per la mia carriera, la chiusa:
Cordiali saluti caldi
Non proprio conforme all’immagine della maison. Mi è scappato da ridere e mi è venuta pure fame.
Ho messo allora a cuocere del riso. Questa l’indicazione del tempo di cottura:

Sulla scatola, l’orologio stilizzato ha un diametro inferiore al centimetro. Il tempo si legge, per leggersi; è giusto un po’ scuro su fondo scuro. Non garantisco il risultato a chiunque.
L’idea di disegnare l’arco di cerchio per ricordare graficamente il tempo di cottura è ottima. Tra chiari, scuri, contornati, si poteva decisamente fare meglio per rendere giustizia a chi l’ha pensata e farlo vedere meglio, il numero fatidico.
Numero che racconta tuttavia una storia diversa da quella della grafica. L’arco di cerchio copre, boh, diciassette minuti o qualcosa del genere. Perché non dodici?
Sarà che tutte le varianti di prodotto di questa azienda hanno lo stesso tempo di cottura e anche l’arco è stato realizzato una volta sola a rappresentare astrattamente un passare del tempo, senza riferimento al minutaggio effettivo? Improbabile.
Quante varianti ci sarebbero da disegnare? Cinque? Otto? Non è che i tempi di cottura del riso siano del tutto random. Era così costoso o difficile pensare all’acquirente e passargli un messaggio coerente tra testo e grafica, nonché più utile e già che ci siamo maggiormente leggibile?
Credo che mi proporrò ai produttori come consulente per la UX delle loro confezioni di riso. Mi immagino che rideranno: grazie, ma siamo già a posto così.
Si finisce sempre per ridere. E poi, come sempre con l’umorismo quello vero, a pensare.