Nel mezzo di una contorta operazione di transcript automatizzato di un file audio problematico, ho rotto gli indugi e ho deciso che, amico o nemico, va guardato in faccia.
Ho allineato la lingua di Siri a quella dell’interfaccia di Mac (inglese, ovvio) e ho acceso Apple Intelligence.
Oltre all’innocenza ho perso a occhio anche qualche gigabyte di spazio su disco, ampiamente previsto. L’intenzione programmatica resta sempre farne a meno ove non ci sia un’evidente convenienza ad approfittarne.
È anche indubbio che di occasioni per approfittarne ce ne siano, dal momento che lo strumento ha i suoi difetti così come i suoi pregi.
Voglio dire, Claude ha dato una mano persino a Donald Knuth. Nel mio piccolissimo, conscio che meno ne sai e meno ti aiuta, qualche occasione di risparmiare tempo e fatica con l’assistente generativo l’ho già avuta. Si tratta di conservare la consapevolezza.