Poi dicono che la colpa è del marketing. È anche vero che ci sono cause scatenanti.
È facile dileggiare la scelta di Apple di cambiare la nomenclatura dei core dei nuovi processori Apple Silicon presenti nella nuova ondata di Mac.
Il titolo dell’articolo di Jason Snell si traduce con Apple cede alla tentazione e rinomina i core delle proprie CPU. C’è dentro tutto un mondo di commedia, diciamolo, all’italiana. I core che prima erano performance ora diventano super. I core che erano efficiency diventano invece performance (anche in virtù di una riprogettazione che continua a privilegiare l’efficienza ma aggiunge prestazioni nelle attività multithread). Snell riassume fantasticamente:
Batman è diventato Superman e Robin è diventato Batman.
Va anche avanti nella stotia, però.
Il retroscena è questo: con ogni generazione di processori per Mac, ho avuto l’impressione che i dirigenti di Apple fossero un pochino frustrati dalla percezione che, per il pubblico, i loro core efficienti [e quindi] “minori” fossero poco accattivati. Ho perso il conto di briefing e conversazioni in cui hanno dovuto gettare il cuore oltre l’ostacolo per puntualizzare che, in realtà, su un chip Apple Silicon serie M i core meno considerati sono anche veloci, oltre che molto efficaci nel risparmiare energia!
Sospetto che alla fine sia tutta questione di marketing: Apple non pensava che i core meno eclatanti stessero ricevendo la giusta valutazione, e capisco perché.
Chi vuole sensazionalismo, finisce per ottenerlo. Anche purtroppo, eh. Ma capisco anche come i creatori di una tecnologia di avanguardia desiderino che non venga sottovalutata. Anche se di silicio, per qualcuno quei chipset sono pezzi di cuore.