Il successo con un vecchio telefono da ufficio dimostra ancora una volta la fantasia presente nella comunità di sviluppatori disposti a tentare un porting non ortodosso di Doom (iniziative di cui ci pregiamo di tenere nota).
C’è sempre di meglio, comunque, né sembra che l’elenco possa avere una fine per mancanza di ispirazione. Tant’è che da poco gioca a Doom una rete neurale di cellule cerebrali coltivate in laboratorio.
La prima storia è quella di un bell’excursus nella programmazione, che parte dalla comprensione di un filesystem peculiare e arriva alla preparazione della base di codice per arrivare al risultato.
Risultato che non è perfetto, per ammissione dell’autore. La lettura ne vale nondimeno la pena; uno di quei casi classici in cui la ricompensa sta nel viaggio.
La rete neurale biologica, invece, più che fare girare Doom, ha imparato a giocarlo nel giro di una settimana. Il risultato, di nuovo, conta fino a un certo punto: le capacità del giocatore biologico sono modeste rispetto a quelle di un umano. Se non altro, nessuno spara stupidate a proposito dell’intelligenza artificiale: l’interesse sta nel substrato molto peculiare su cui si appoggia la rete neurale. Che poi le reti neurali possano imparare, lo sappiamo da prima che esistesse Mac.
In futuro si sentirà più spesso parlare di chip biologici e queste applicazioni sono probabilmente un’avanguardia di cose molto più interessanti. Per il momento, l’incrocio con il nostro gioco per tutte le piattaforme è interessante quanto basta.