La progettista di Signal, nome in codice Moxie Marlinspike, ha messo in cantiere una iniziativa molto molto interessante: un chatbot che fornisce garanzie di privacy e riservatezza equivalenti a quelli del suo sistema di messaggistica.
Si chiama Confer ed è un progetto estremamente interessante.
Tutta l’infrastruttura è open source. Si accede via passkey, le conversazioni sono cifrate all’interno di un ambiente di cui è possibile verificare la riservatezza, la finestra di contesto viene cancellata dalla memoria una volta chiusa la conversazione e nessun dato di alcun tipo, personale, conversativo, di contesto viene memorizzato dal sistema. Neanche Moxie potrebbe sbirciare una conversazione con il chatbot di Confer o portarsi via dei dati o dei metadati, neppure volendolo.
Si parla tanto dei cinesi da Deepseek in poi, ma questa è una rivoluzione nel campo dell’intelligenza sedicente artificiale, perché i grandi modelli commerciali hanno una fame avida di dati e informazioni personali oltre che di contenuti. Se qualcuno è rimasto scandalizzato dal livello di sorveglianza e tracciamento presente nel web e nei social media, beh, rispetto a quello che accade con gli LLM è roba da niente.
Da un primo contatto, il chatbot è reattivo e sul pezzo. Non è noto quale sia il modello sottostante. Invece si sa che il mandante, ovvero chi paga, è Proton, provider europeo famoso soprattutto per la sua posta a prova di privacy e che sta allargando l’offerta.
Per ora Confer è gratis e non è detto che lo rimanga. Può darsi che a un certo punto rientrerà in una delle formule di abbonamento offerte da Proton (che incidentalmente lavora a un altro progetto simile, Lumo AI) o che rimanga gratis con funzioni limitate, o che paghino solo i grossi consumatori di dati o chissà. Certo è una novità assolutamente benvenuta per chi sia ansioso di dare un bel due di picche ai pretendenti che vogliono non tanto la nostra mano, quanto i nostri dati.