Finalmente Apple ha preso una posizione chiara e aiuta il fatto che sia scritta congiuntamente con Google: il nuovo Siri e tutte le meraviglie ancora da vedere di Apple Intelligence si baseranno su modelli derivati da quelli di Gemini.
Questa pietra angolare rincuora, dato che una decisione presa assieme a un altro gigante come Google, su un tema di attenzione primaria, presupponente investimenti di miliardi, difficilmente può essere rivoltata, rimangiata, rimescolata. La base di Apple Intelligence ora è chiara e certa. Potrebbe aiutare nello sviluppo del resto.
La scelta del partner è buona. Google e Apple si fanno concorrenza in vari punti del mercato ma, anche, collaborano volentieri quando c’è da vincere entrambi; Apple ricorre a Google per una parte rilevante di iCloud, mentre Google paga Apple cifre consistenti per avere il default della casella di ricerca in Safari. In questo caso, Apple si leva quantomeno dalle sabbie mobili e può sfoggiare un partner sopra ogni sospetto. Per Google è un gioiello della corona e poi anche una fonte di ritorni dell’investimento tecnologico. Non c’è da lamentarsi.
C’è spazio per discuterla un poco, la scelta del partner. Un anno fa, tipo, avrei scritto di preferire un’alleanza con un outsider, magari Anthropic. Un anno dopo, le preoccupazioni che la bolla scoppi sono più diffuse e i meccanismi della bolla sono più evidenti. OpenAI ha sacrificato un bel po’ di reputazione sull’altare delle sparate con lo scopo di gonfiare il mercato e trovare finanziamenti, Anthropic si è trovata a fronteggiare una causa importante per avere piratato letteralmente milioni di libri allo scopo di addestrare i suoi modelli. Oggi sono entrambe piene di soldi, ma possono reggere a un ipotetico scoppio della bolla nel duemilaventisette? La risposta è incerta.
Di altri attori indipendenti, tipo Perplexity, non vale la pena di parlare, totalmente inadatti a una partnership con la Apple di oggi, che non vuole rischiare figuracce né trovarsi invischiata in pasticci etici e vuole stabilità prima di tutto.
Gli altri grandi sono Microsoft, detto tutto. Viva la scelta di Google, da vedere come male minore ove il bicchiere sia mezzo vuoto.
Non mi aspetto però molto da Apple Intelligence e non vedo questa trasformatività per l’ecosistema Apple. Perfino Dell si è accorta che i compratori non sono interessati a computer venduti come ideali per l’intelligenza artificiale. Apple Intelligence non farà vendere un singolo Mac in più, Mac per dire anche del resto.
Siccome Apple è criticabile ma rimane Apple e con tutti i problemi del mondo resta avanti a tutti, non escludo che dal brutto anatroccolo Apple Intelligence possa arrivare, tra qualche anno, un cigno bianco, capace di mettersi a guidare lo stormo.
Mi rifaccio al vecchio programma spaziale americano e auspico che alla fine di Gemini arrivi Apollo. E ci porti davvero verso una nuova frontiera.