Le piattaforme di computing sono basate di solito su un nucleo di basso livello, a partire dai cui comandi nasce software di alto livello a disposizione generale degli utilizzatori. I sistemi UNIX sono esempi classici: da comandi testuali per persone almeno minimaente esperte si arriva a interfacce grafiche e app potenzialmente fruibili anche solo con un mouse.
Apple è probabilmente l’unico caso in cui avviene anche il percorso inverso e l’elenco dei comandi di basso livello si arricchisce a partire dalle funzioni di utilità pubblica.
Per esempio, il Cestino. Nasce grazie all’interfaccia grafica, ma ora scopro che macOS
contiene un comando da Terminale trash
. Introdotto in macOS 15.
Bisogna ancora lavorarci un pochino. Il Finder a volte visualizza in modo errato l’esito dell’operazione e bisogna rilanciarlo per avere la situazione. Se ho capito bene, inoltre, i file cestinati con trash
non possono essere rimessi a posto* con l’omonima funzione del Finder.
Per questo Ali Rantakari ha affrontato il problema in modo meno ortodosso ma forse con maggiore efficacia. Pure la sua utility si chiama trash
, però – seppure chiamata da Terminale –
chiede al Finder di riporre file e cartelle nel Cestino. In questo modo funzionano correttamente tutte le situazioni conseguenza di una cestinata.
Soprattutto gli sviluppatori hanno spesso bisogno di liberarsi rapidamente di cartelle sepolte nel sistema e i comandi UNIX classici sono non comodissimi. trash
è una comodità in più che butta via i dati indesiderati, ma non il tempo.