Quando Apple produce video come No Frame Missed, c’è solo da sospendere lo spirito critico e fare tanto di cappello.
Non tanto per la creazione del video, quanto per il tema: il racconto di tre vite segnate dal morbo di Parkinson che scoprono di poter girare video con iPhone, grazie alla funzione di accessibilità Action Mode.
Raccontarlo sa di strappalacrime. Il videomaker diagnosticato a trentasette anni che riesce a riprendere la prima pedalata del figlio. L’innamorata che riceve la proposta di matrimonio e la filma. La nonna ultranovantenne e il giardinetto di casa dove riesce a esprimersi.
Il video bisogna invece guardarlo e rendersi conto. In un settore dove ogni comunicato stampa strombazza la rivoluzione, queste sono vite che cambiano davvero e improvvisamente ritrovano qualcosa che temevano di avere perso per sempre, loro, le persone amate, gli amici.
Gli iPhone si vendono per profitto, certo. Chissà mai se un giorno arriveremo a fornirli alle persone che ne hanno bisogno, come comunità.
Apple farebbe gli stessi soldi senza spendere capitali in accessibilità. Forse ancora di più. Ma non sarebbe più Apple. E noi stessi, non saremmo più noi, che usiamo Apple da fortunati.