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22 giu 2024 - Software Internet Web

Libri e squilibri

Ignoravo che l’Internet Archive, una delle organizzazioni più benemerite dell’epoca digitale se non la più benemerita, avesse messo in piedi un sistema di prestito di libri come quello che conosce benissimo chiunque abbia frequentato una biblioteca: i libri cartacei vengono digitalizzati, quelli digitali lo rimangono ma possono essere stampati su richieste speciali (per esempio persone con disabilità). La copia cartacea o quella digitale vengono prestate su richiesta a un utente per volta, anche con le versioni digitali. Perfetto.

Il furbetto del quartierino sempre presente dentro e fuori da Internet pensa subito libri-senza-pagare, scarico-tutto, trovo-un-trucco. Non si può escludere che il meccanismo sia soggetto a pirateria; al tempo stesso, come servizio su base planetaria, risolve milioni e forse miliardi di casi particolari irrisolvibili nell’editoria tradizionale.

Il caso più banale riguarda i libri fuori catalogo, non più editati, non più stampati, complicati da trovare anche a pagamento. Poi ci sono i problemi delle macroregioni, per cui cui certi libri editi in Sudamerica, per dire, non arrivano in Oceania, per dire. Ampie zone del mondo brulicano di persone giustamente ansiose di leggere e prive di circuiti editoriali prima ancora che di distribuzione; il budget di numerose scuole sul pianeta consente sì e no di avere banchi poggiati sulla terra battuta dentro una capanna con il tetto di paglia e avanti così.

Quello di Internet Archive è un servizio all’umanità, un gesto di civiltà inaudito, da poco mutilato di mezzo milione di libri che, a seguito di una causa da parte di varie case editrici, l’organizzazione è stata costretta a cancellare.

Secondo gli editori, dal servizio derivano inenarrabili danni per pirateria, danni che Internet Archive sostiene non siano stati dimostrati in aula. Sono già oltre ventimila i messaggi di persone in difficoltà o sorprese dalla novità. Tutti furbi e pirati? Non penso proprio.

Se anche fossero, penso a un maestro perso nella savana assieme alla sua classe e al valore che ha per lui un libro. Per me quel maestro lì vale più dei furbetti e la priorità dovrebbe essere per lui, non per loro.

I libri servono a livellare gli squilibri, non a crearli. Quella degli editori, scommetto. è avidità mista a miopia. E dovrebbero fornire libri a Internet Archive, prima di farglieli cancellare.

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