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Dal mondo Apple all'universo digitale, in visualizzazione rapida dell'ovvio

9 gen 2019

Il costo della distribuzione

Molto rumore per Netflix che toglie dalla sua app l’interfaccia per abbonarsi tramite App Store, come ha già fatto su Google Play. Lasciando solo opzioni di abbonamento esterne ad App Store e Google Play, evita la trattenuta del quindici percento richiesta dal distributore, Apple o Google in questo caso.

(A differenza di quanto si può leggere pressoché ovunque, Netflix ha sempre pagato il quindici percento su App Store).

Il fenomeno è in crescita, con gesti eclatanti come quello di Epic Games che ha messo in vendita Fortnite per Android fuori da Google Play.

È strano però che non si vedano disamine serie. Il tono dei commenti va dalla Apple tax a incassano il quindici percento praticamente senza fare niente. E nessuno che abbia affrontato la questione su un piano strettamente fattuale: quanto costa oggi fare andare avanti un app store?

Può essere che la forbice 70/30 sia stata superata dai tempi. Discord, uno store molto di nicchia (nasce come piattaforma di chat per parlarsi a distanza durante il gioco online), si è fatto pubblicità annunciando una forbice 90/10, con lo slogan nel 2018 distribuire una app non costa più il trenta percento.

Peraltro Steam, distributore indipendente di giochi, applica il rapporto 70/30.

Banda, sicurezza, storage, amministrazione abbonati, strumenti di supporto agli sviluppatori… quale percentuale è veramente accettabile oggi prelevare sul costo di una app che accetta di farsi distribuire? Ed è giusto che ci sia un margine di profitto, oltre alla copertura dei costi? Di che entità?

Sarebbe bello sentire opinioni, appunto, fattuali, non tipo dieci percento per nessun’altra ragione che suona bene dirlo.

Eppure, non trovo alcuna lettura utile.

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