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Dal mondo Apple all'universo digitale, in visualizzazione rapida dell'ovvio

18 mag 2009

Voterai Microsoft

Microsoft avrebbe un ritmo interno di produzione che le ha impedito di essere aggiornata sui progressi dello standard Odf e le mancanze di Office nel leggere correttamente i formati di OpenOffice.org, nonostante le promesse, sarebbero dovute a questo e non, a quanto sembra, a malafede.

Spero che sia vero. Di sicuro, più il processo è lento più fa comodo a Microsoft.

Per capire con chi si ha a che fare, facciamo un salto in Europa.

La Commissione Europea fa sapere a tutti con clamore quando multa Microsoft per abuso di posizione dominante (promemoria: Microsoft abusa della propria posizione). Invece non ha fatto sapere a nessuno di avere le mani in pasta con Microsoft.

Il parlamentare europeo Marco Cappato riferisce che agli eletti vengono forniti computer Microsoft-centrici e che, parlando di browser, su quattromila utenti ci sono una decina di installazioni tollerate di Firefox e tutto il resto è Internet Explorer (nel mondo reale Firefox è un browser su cinque).

Sempre Cappato ha chiesto di poter conoscere gli esiti di uno studio europeo del 2005 di valutazione sulle differenze di costo tra adozione di software open source e adozione di software proprietario.

Gli hanno risposto che no, non si poteva sapere, perché avrebbe potuto danneggiare gli interessi dell’azienda, in quanto l’Unione Europea ha contratti specifici e privilegiati con Microsoft.

Alla fine della legislatura, passata la festa gabbato lo santo, Cappato ha finalmente potuto ricevere lo studio, che ora è pubblico.

Lo studio è un polverone capolavoro e per cavarne fuori qualcosa ci vogliono giorni di fatica. La certezza è che, qualunque crocetta metterai sulla scheda elettorale europea, voterai Microsoft.

L’Unione Europea ha tutto il diritto di scegliere il software che vuole, ma ha il dovere pieno di informare i cittadini e rendere conto delle sue decisioni (i soldi li mettiamo noi). Che l’Europa abbia un contratto privilegiato con Microsoft ci può anche stare. Che i termini del contratto e i motivi della decisione debbano restare segreti, per un’amministrazione pubblica, manda cattivo odore.

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