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Dal mondo Apple all'universo digitale, in visualizzazione rapida dell'ovvio

14 ago 2008

AppleScript, tema caldo (o freddo)

Lo script di oggi è rintracciabile in originale su WikiBooks, risorsa che consiglio vivamente di andare a visitare per quanto riguarda AppleScript.

Il suo scopo è convertire un valore di temperatura da gradi Celsius (i nostri) a quelli Fahrenheit (americani) e viceversa.

–Apre una finestra di dialogo per ricevere il valore da convertire display dialog “Digita una temperatura:” default answer “

–Controlla che sia stato inserito un numero e non qualcos’altro, se necessario dichiarando numero quello che è stato digitato set thetemp to text returned of result as number

–Mostra una seconda finestra di dialogo, con due pulsanti, uno per i gradi Celsius e uno per i gradi Fahrenheit display dialog “Pick a scale to convert to:” buttons {“F”, “C”} default button 2 –Assegna a una variabile il valore come stringa del pulsante premuto; in altre parole, lo memorizza set thebutton to button returned of result as string

–Se è stato premuto il pulsante Fahrenheit, converte in Fahrenheit; se è stato premuto il pulsante Celsius, converte in Celsius if thebutton = “F” then set thetemp to thetemp * 1.8 + 32 else if thebutton = “C” then set thetemp to ((thetemp - 32) / 9) * 5 end if

–Mostra una finestra di dialogo contenente la risposta display dialog thetemp

A parte sapere come si convertono gradi Celsius e Fahrenheit (una volta avevamo il Manuale delle Giovani Marmotte, adesso basta fare una ricerca su Google - scrivere 32 celsius to fahrenheit, per esempio - o usare la Calcolatrice di Mac OS X, ma non spiegano come), questo script insegna qualcosina di utili in termini di gestione dell’input (come ricevere dati da chi sta alla tastiera e come riutilizzarli) e soprattutto introduce un tema che non si era ancora toccato.

In programmazione non è tanto importante che le cose vadano bene; è più importante che le cose non possano andare male. Il controllo di quello che viene digitato sulla tastiera è solo un esempio banale: se il programma si aspetta un numero, e chi sta alla tastiera digita hjlkh, che succede?

In verità i programmi migliori sono quelli che fanno andare tutto a perfezione e l’utilizzatore mano se ne accorge. Come ha scritto di recente (a sproposito, ma qui non importa) l’ex di Apple Jean Louis Gassée, Simple is hard. Easy is harder. Invisible is the hardest.

(Farla) semplice è difficile. (Farla) facile è più difficile. (Farla) invisibile è la cosa più difficile di tutte.

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