Abbiamo il fitness per il corpo, la meditazione per la mente, infinite modalità ibride del concetto; possiamo essere onnivori, vegetariani, paleo eccetera eccetera per curare l’alimentazione; salviamo, o così pare, il pianeta con raccolte differenziate, spese responsabili, scelte intelligenti; dai pavimenti ai sanitari, disponiamo di prodotti per curare, nutrire, mantenere, proteggere superfici e materiali. Non parliamo delle creme e delle lozioni per la pelle, il viso, i capelli, il contorno occhi. A poca distanza da casa c’è un autolavaggio che, se abbiamo un veicolo, non lo pulisce e basta: lo fa risplendere.
Ci risiamo.
Un nuovo studio afferma che i grandi modelli linguistici alla base degli assistenti generativi, superata una certa dimensione,
mostrano comportamenti assimilabili all’understanding, alla comprensione delle cose.
Secondo i ricercatori, alcuni testi generati sarebbero impossibili o molto improbabili da ottenere dato che non dovrebbero trovarsi nei dati di training oppure, se anche ci fossero, sarebbe difficilissimo che, a causa della mole di dati nel modello, vengano trovati e messi in connessione proprio quelli lì. Perché succeda questo, il sistema deve effettuare della generalization.
Ogni volta che torno da una piacevole serata di boardgame (questa sera avevamo Dungeons & Dragons in pausa), mi metto a fantasticare su come sarebbe lo stesso gioco reso su un’interfaccia testuale, che consentisse in pratica di giocare circa come su un adventure game.
Faccio poca fatica a immaginare le strutture dati, perché più un boardgame è riuscito più è semplice nel design e le sue regole sono chiare e leggere.
Prego sentitamente chi avesse contatti con organizzazioni e siti italiani, di qualsiasi ordine e grado, di diffondere le
linee guida aggiornate dell’Istituto americano degli standard e della tecnologia (Nist) relativamente alle identità digitali.
Le linee guida suddette raccomandano come comportarsi ad aziende, enti governativi, organizzazioni, professionisti, chiunque. Il Nist è una autorità, non un gruppetto di ricercatori di una università sperduta.
Il documento è molto lungo e difficile da leggere, però se si potesse dare una certa enfasi al paragrafo 5.1.1.2, Memorized Secrets Verifiers, ne sarei grato.
Quando ho detto, molti mesi fa, che Vision Pro avrebbe fatto concorrenza alla televisione e agli home theatre, mai avrei immaginato che nel catalogo delle app su misura disponibili dal primo giorno ci sarebbe stata
quella dell’Nba, la lega professionistica americana del basket.
L’Nba governa sì il campionato di basket più bello del mondo, ma a monte di questo è un titano dell’intrattenimento, perché dalla visione delle partite presso i canali migliori per il pubblico più vasto derivano introiti ridistribuiti alle squadre per poter offrire uno spettacolo il più possibile all’altezza delle aspettative.
Non mi do pena di commentare il
quarantesimo anniversario di Macintosh. Ci pensa già mezzo mondo e non saprei che aggiungere di nuovo o migliore. Oltretutto è materiale che interessa se si ha una certa età.
Mi ha fatto un po’ pena invece Repubblica, il quotidiano, che ha pubblicato un articolo commemorativo a firma di Riccardo Luna, ieri.
Ieri non era il quarantesimo. Se qualcuno venisse a farmi gli auguri il giorno prima del compleanno mi farebbe piacere sulle prime, poi penserei che si tratta di qualcuno ignaro della data vera. Oppure, per dire, sa di dover passare il giorno dopo in missione spaziale e allora fa gli auguri nell’unico momento possibile.
Più ci penso e più sono convinto che lo avrei chiamato Vision e basta. Più penso a quello che penso, più mi convinco che ci sarà una ragione per essere
Vision Pro e che il futuro immersivo dell’ecosistema Apple non starà fermo per sempre in alta montagna economica, a quota tremilacinquecento.
Nell’imminenza del lancio del due febbraio iniziano a moltiplicarsi i commenti, gli slanci di fantasia, le profezie, i salti nel vuoto, le invenzioni, la fantascienza, i vorrei ma non posso. Starei sulla leggerezza, dato che Vision Pro stesso è pesantino: tra seicento e seicentocinquanta grammi, circa un iPad, quasi un pallone da basket, un centinaio di grammi più di quasi tutta la concorrenza. Che ha la batteria integrata.
Al forum di Davos in corso in questi giorni c’è stata una conversazione tra gli invitati di cinque testate giornalistiche, l’ex politico Nick Clegg – ora President per i Global Affairs di Meta – e Yann LeCunn, sempre di Meta Chief Ai Scientist. Uno che qualcosa ne sa, certamente non un pessimista né un illuso.
Nel
resoconto della testata spagnola El Païs compaiono alcune dichiarazioni di LeCunn su cui è intelligente, in modo naturale, essere informati.
Questo post, iniziato su Mac con
BBEdit, verrà probabilmente completato su iPad con
Runestone e poi inviato nuovamente a Mac, nella cartella da cui viene generato il blog, con Prompt.
Prompt permette la connessione SSH tra iPad e Mac, o qualunque altro sistema sulla galassia, e dispone di tutta una serie di accessori, come la sincronizzazione dei segnalibri tra apparecchi, che semplificano e rendono più snelle le procedure di connessione. Mi piace e lo ritengo una delle migliori opzioni possibili per fare SSH da iPad.
Si deve dire un po’ cinicamente che di questo periodo scompare un padre di Internet ogni settimana. La
scomparsa di David Mills tuttavia spicca su tante altre, perché lui ha creato Network Time Protocol, NTP, del quale racconta questo
spettacoloso articolo del New Yorker.