Secondo Amazon, in Amazon usano Amazon Q (per chiarezza, a costo delle ripetizioni) per aggiornare ed evolvere il proprio software interno foundational, infrastrutturale.
In sei mesi, l’azienda avrebbe modernizzato più di metà dei propri sistemi di produzione Java a una frazione del tempo richiesto prima, con un risparmio – dicono – di quattromilacinquecento anni/sviluppatore di lavoro. Il settantanove percento del codice generato automaticamente sarebbe stato implementato senza bisogno di interventi ulteriori.
Bello leggere su Phoronix della
collaborazione tra AMD e FreeBSD in modo che il sistema operativo possa meglio supportare certe caratteristiche dei processori. Se Apple volesse fare qualcosa del genere, magari anche scegliendo aree di Apple Silicon che non hanno particolari segreti da nascondere, farebbe bene a tutti. In nessun caso si vedrebbe l’esodo di utenti verso FreeBSD, mentre chi ha un interesse specifico per il sistema aperto sarebbe semplicemente più contento e proclive a comprare un Mac.
Due perle saltate fuori durante la
rilettura di Concetti fluidi e analogie creative. Uno dei progetti software intrapresi da Douglas Hofstadter negli anni ottanta, nell’intento di esplorare le capacità creative di un computer chiamato a ragionare il più possibile come un umano, fu Letter Spirit.
Hofstadter aveva una passione smodata per la tipografia e voleva un programma capace di elaborare in modo stilisticamente coerente tutti i caratteri dell’alfabeto a partire da poche lettere campione. Per ridurre la complessità decise di fare lavorare Letter Spirit su una griglia formata da soli segmenti orizzontali, verticali e inclinati di quarantacinque gradi. Poi successe questo:
Iniziano ad arrivare le prime
https://www.macstories.net/news/apple-announces-new-changes-to-the-browser-choice-screen-and-default-apps-on-ios-and-ipados-in-the-eu/ sui sistemi Apple in risposta alle richieste della Commissione europea.
Solo in Europa, a partire dal prossimo iOS e iPadOS, il primo avvio di Safari verrà accompagnato dall’apertura di una schermata di scelta del proprio browser di fiducia. Il processo sembra più semplice e veloce che andare nelle Impostazioni a cambiare il browser e tutto sommato ci guadagniamo, tranne che per il fastidio iniziale per chi fosse contento di usare Safari.
iCloud è cominciato che era quasi uno scherzo. Oggi una ricerca lo mette
al primo posto nella classifica dei servizi Apple più usati, con l’eccezione di App Store ovviamente, che ha numeri bulgari perché è davvero difficile farne a meno.
iCloud a pagamento avrebbe il favore del sessantaquattro percento degli utilizzatori, seguito da Apple Music con il quarantadue percento e da Apple Podcasts con il trentasette percento. Fanalino di coda AppleCare per iPhone, con il diciassette percento di approvazione.
Metà vien da ridere, metà vien da piangere: gli astronauti Butch Wilmore e Suni Williams hanno raggiunto la Stazione spaziale internazionale a bordo di una capsula Starliner di Boeing, che però non ha ricevuto il permesso di rientrare a causa di una serie di malfunzionamenti.
Williams e Wilmore hanno terminato la loro missione e, indisponibile la Starliner, potrebbero rientrare con una capsula Dragon di SpaceX, la startup spaziale di Elon Musk. Piccolissimo problema:
le tute di Boeing non sono compatibili, per ingombri e dotazioni, con i veicoli di SpaceX.
C’è qualcosa di affascinante nel vedere Apple Pencil usata su iPad Pro dentro… MacPaint.
Sappiamo tutti che macOS funziona dentro un browser, ma non si arriva a questo tipo di esperienza. L’autore ha adattato l’emulatore Basilisk II per farlo funzionare su iPad e lì sopra ha installato System 7.
In questo modo
ha dato vita a MacPaint su iPad Pro nel modo oggi più nativo possibile, e realmente usabile.
Per quanto possa interessare oggi fare grafica a un bit. Ma i progetti dove si fa anche un po’ di fatica, senza accontentarsi del browser, sono guarda un po’ anche quelli più saporiti. Fanno venire voglia di assaggiare.
Grazie a Dan Moren e Six Colors possiamo avere un’idea di
come procede lo sviluppo su visionOS.
Il positivo supera di gran lunga il negativo: arrivano tocchi indispensabili come la possibilità di ridisporre le app e funzioni potenzialmente da killer app come la trasformazione di qualunque foto in una foto Spatial.
Tocchi un pulsante e in uno/due secondi di lavoro, bam, hai una immagine tridimensionale. […] Della manciata di mie fotografie che ho provato, la maggior parte ha funzionato molto bene, con l’eccezione di un paesaggio lacustre cui mancava un elemento forte in primo piano. Ma una foto dei miei figli sulla spiaggia – scattata da mia moglie mentre io ero in viaggio – mi ha fatto sentire come se realmente fossi stato lì e anche una immagine piuttosto piatta di un ghiacciaio islandese è uscita con una presenza realistica.
Nell’era del digitale può succedere, anche se sembra incredibile: Sonos – apparecchi audio –
licenza circa cento persone a causa della nuova app di utilizzo del sistema. Cento persone costituiscono circa il sette percento dell’azienda.
Il problema della nuova app è che funziona male. Male. Al punto che i clienti se ne vanno e abbandonano il prodotto (la app governa lo hardware Sonos) e il marchio.
Il danno è rilevante al punto che mandano via gente e non gli imbecilli che hanno prodotto un aggiornamento malfunzionante, ma ovunque. Il Ceo assicura che ora il focus è interamente rivolto a sistemare la app e che persino i progetti hardware in lavorazione sono stato sospesi per concentrare le risorse sulla app.
Le fotocamere di iPhone hanno raggiunto un livello di raffinatezza notevole. Ci sono però obiezioni da più parti sull’uso intendo della fotografia computazionale da parte di Apple.
Uno scatto su un iPhone odierno subisce molto spesso un trattamento anche pesante da parte del computer di bordo. Tutto accade in millisecondi e non ci accorgiameno di nulla se siamo principianti, ma la foto è stata elaborata via software. Apple doveva chiamarla intelligenza fotografica e sarebbe stata accolta con tripudio e invece, come fotografia computazionale, fa alzare il sopracciglio. Ma tant’è. Ed è vero che ad alzarlo sono spesso specialisti di altissimo livello, che sanno loro che trasformazioni vogliono applicare, non ritrovarsi quelle già fatte da iPhone.