Se proprio
leggere non funziona, c’è sempre l’
apprendimento interattivo di Python orientato alla data science.
Ci ho provato e sono arrivato per alcune serie di esercizi fino alle conversioni di tipo. Sapevo già fare tutto e il mio giudizio potrebbe essere viziato, ma l’ho trovato veramente a portata di chiunque.
Tutto avviene dentro il browser, volendo ci si registra con Google o Facebook, è gratis, nel browser c’è una shell interattiva per fare esperimenti e non sbagliare prima di dare la soluzione, insomma, iniziare con Python è veramente una cosa che si può fare senza paura, anche se non si è mai scritta una riga di codice in tutta la vita.
Sono un fautore dell’intelligenza artificiale forte, da quando ho consumato le notti di un’estate a leggere
Gödel, Escher, Bach: An Eternal Golden Braid. Tuttavia mi indispone la piega odierna che ha preso la disciplina, tutta presa a sviluppare l’artificiale con nessuna attenzione per l’intelligenza.
I progressi del machine learning sono straordinari, ma le macchine non sanno perché lavorano, né se abbia un senso o sia una perdita di tempo e nemmeno quale sia l’obiettivo.
Le cose che ignoro continuano inesorabilmente a superare quelle che conosco e, in particolare, aumentano a velocità sempre maggiore.
Non sapevo che esiste una pagina di
ebook tecnici gratuiti messi a disposizione dall’editore O’Reilly, uno dei migliori nel campo.
La gamma dei titoli è disperante per estensione, considerato il tempo a disposizione (la pagina è solo un punto di partenza, l’elenco reale è ben più lungo). I titoli sono sintetici e servono a entrare in un argomento più che a sviscerarlo; disperante perché c’è sempre una buona scusa per svicolare da un tomo di centinaia di pagine, ma nessuna per farlo da una introduzione competente.
È stato
dissotterrato un sito segreto (e già eliminato) allestito da Apple per reclutare talenti particolarmente brillanti, da adibire allo sviluppo di un componente chiave dell’ecosistema.
Una volta mi è capitato di leggere una cosa tipo è bene che i bambini usino da subito Windows perché così poi lo ritroveranno con familiarità sul lavoro quando saranno più grandi.
Vista la foto che gentilissimamente mi inoltra Andy, aggiungerei: inoltre imparano subito come funziona Windows.
E come non funziona. Come bonus. O malus, secondo i punti di vista.

Un piccolo aggiornamento sulle avventure del componente più giovane della famiglia, visto che si parlava poco tempo fa dei
rischi di dipendenza dalle tecnologie in tenera età e l’età di Lidia avanza a grandi passi, ma rimane tuttora abbondantemente sotto i quattro anni (per l’esattezza, tre e una manciata di ore).
La figlia ora dispone di un proprio account sul mio Mac, sottoposto ai controlli genitoriali di macOS. Lo usa primariamente per
guardare i salvaschermo preferiti in grembo a papà. Entra nel proprio account digitando una password facile (il suo nome) sulla tastiera e ha bisogno di assistenza per selezionare il salvaschermo del momento, ma ne fa partire l’anteprima sempre da sola con un clic sul trackpad.
Non avevo mai considerato il Wi-Fi di Autostrade per l’Italia e ho commesso un errore grave, perché è l’unica rete pubblica che conosco e stia sopra la sufficienza per usabilità. La procedura per utilizzarlo, infatti, è fare clic sul pulsante Naviga. Finito. Pronto.
Ieri stavo acquistando biglietti ferroviari online durante uno spostamento per Milano quando improvvisamente è saltata fuori su iPhone la rete cittadina, alla quale incautamente mi sono iscritto mesi fa. Non ricordo mai user e password e un messaggio avvisava oltretutto del cambiamento dell’infrastruttura, per cui era necessario ripetere la registrazione.
Macintosh resterà nella storia primariamente per il suo contributo all’evoluzione dell’interfaccia utente e va ricordato anche più di trent’anni dopo, quando ci si trova con una miriade di apparecchi a disposizione tra i quali Nintendo Switch.
Più festa di così, in Italia, quasi neanche Natale. Mi limito a ricordare che abbiamo un clan di Clash of Clans attivo e
sempre disposto ad accogliere nuovi membri.
Con ordine: Consumer Reports
ha ritirato la raccomandazione di due modelli di Surface Laptop e Surface Pro a causa della loro inaffidabilità: blocchi del sistema e altri problemi.
Fino a qui, no news: Consumer Reports è un Altroconsumo americano, molto ascoltato e incompetente, come
si è già mostrato in altra occasione. Se invece di Consumer Reports fosse il gatto che passeggia sulla tastiera, sarebbe grosso modo uguale.
Microsoft
smentisce, come prevedibile, le conclusioni di Consumer Reports.