Una delle soddisfazioni del successo di iOS è che continua a smentire le teorie meramente quantitative riguardanti le dinamiche di una piattaforma, teorie che andavano per la maggiore negli anni di Windows (una per tutte: il mito per cui c’erano più virus su Windows perché Windows era più diffuso).
Ulteriore conferma a fine anno: secondo
i dati di Sensor Tower, gli autori di app che hanno incassato almeno un milione di dollari su App Store nel 2018 sono il doppio di quelli che hanno realizzato la stessa impresa su Google Play.
Non si fa in tempo a commentare le
virtù nascoste dei processori Arm di Apple che salta fuori la notizia del
supporto dei sessanta fotogrammi al secondo per Fortnite su iOS.
Per contestualizzare,
Fortnite è il gioco di combattimento del momento e sessanta fotogrammi per secondo sono il Graal di chi gioca, perché permettono una visione fluida del terreno di gioco e una minore latenza, cioè vantaggio nei confronti di chi vede meno fotogrammi. Una frazione di secondo può decidere una battaglia.
Anche se nessuno ha il coraggio di dirlo apertamente per esigenze di mercato, i processori Arm finiranno per soppiantare quelli Intel in più di una situazione. Certo non completamente, però in modo tale che avere un processore Intel a bordo di qualsiasi cosa sarà una informazione assolutamente non scontata.
È più questione di quando, che di se. Si vede nell’evoluzione dei chip che Apple progetta su misura per gli apparecchi iOS. L’attuale A12, che è appunto la dodicesima iterazione del progetto, sul singolo compito si presenta praticamente alla pari con gli Intel più aggiornati.
Colgo l’occasione per ringraziare Babbo Natale, quest’anno veramente generoso su tutti i fronti. Limitatamente alla computer science ho avuto il gran piacere di ricevere
Let Over Lambda, libro hard su Common Lisp che si propone nientemeno di spostare i confini di ciò che sappiamo sulla programmazione e in particolare su Common Lisp, visto attraverso le sue capacità di creare macroistruzioni.
È un testo vastamente superiore alle mie capacità di comprenderlo. Contemporaneamente so per esperienza che, con questo approccio, mi resterà certamente attaccato qualcosa di utile ben oltre le mie conoscenze attuali. Il massimo che posso sperare, quindi ottimo regalo.
Credenti o no, è per forza un giorno speciale e auguro a ciascuno di viverlo in modo speciale, se possibile vicino a persone speciali.
Consiglio inoltre di destinare la seconda parte della giornata al gioco, una volta placata la tempesta parentale, quando il clamore si attenua.
In questo periodo nel mio entourage si portano bene
Carcassonne e
Battle of Polytopia. Roba semplice per partire ma grande complessità se si vuole esser bravi. Se qualcosa sembra difficile, va ricordato che si può anche giocare a turni. Chiaramente il novantanove percento dello spasso è sfidare parenti e amici.
Negli ultimi trenta giorni sono transitato dagli aeroporti di Milano (Malpensa e Orio al Serio), Monaco, Vienna, Varsavia, Cracovia e Katowice (due volte, uno scalo che fa sembrare Linate uno hub intercontinentale).
Non per fare quello che viaggia, ma per dire che ovunque ho trovato Wi-Fi immediato e di buona qualità. Solo a Monaco viene chiesta una registrazione, utile per chi passa frequentemente; altrove è tutto istantaneo. A Ostrava (Repubblica Ceca) abbiamo pranzato in una bettola dove la cameriera a momenti neanche parlava il ceco, ma ha saputo produrre all’istante un bigliettino con la password del Wi-Fi.
La quarta serie di watch contiene
i famosi elettrodi per la funzione di elettrocardiogramma ed è appena stato divulgato il fatto che si può misurare il battito manualmente tenendo un dito appoggiato alla Digital Crown.
In questo modo, riferisce
9to5Mac che ripete l’informazione ufficiale di Apple, la lettura diventa più affidabile in quanto dai fotodiodi sul polso si passa ai sensori per l’elettrocardiogramma e la misura avviene ogni secondo invece che ogni cinque.
Agli amici che negli anni si sono lamentati dell’aumentata complessità dei Mac e dei sistemi Apple in generale, diversi da quelli senza manuale… devo ricordare che
il manuale c’era.
Non che fosse come gli altri manuali in giro al tempo. Tuttavia Macintosh aveva il manuale d’uso e di conseguenza qualcuno che aveva bisogno di leggerlo.
Speciale, comunque. Un’occhiata alle foto e ai testi ricordati in questo articolo mostra che, già allora, le cose si facevano in modo diverso da quello della concorrenza.
Dopo tutte le
polemiche sulla presunta incapacità di iPad Pro di sostituire un computer, fa specie leggere uno sviluppatore di backend affermare soddisfatto di
usare un iPad per il proprio lavoro.
Uno sviluppatore di backend (la parte del sistema con cui l’utilizzatore non interagisce), parole sue, è spesso il più vicino alla fonte dei problemi tecnici. Problemi di rete, di memoria, di hardware, di sistema operativo eccetera. Difficile non definirlo un professionista, complicato affermare che si limiti a consumare dati senza produrne.
Dopo avere tentato di condannarci tutti al monopolio di
Explorer, Microsoft ci ha riprovato con una nuova ricetta, Edge, che però è arrivata fuori tempo massimo. Gli sviluppatori del web si preoccupano che le cose funzionino su Chrome, magari su Firefox, e del resto poco si curano. Safari è progenitore di Chrome, costruito su una base di codice parzialmente sovrapposta, e il più delle volte funziona.
Il browser Microsoft viene ignorato o trascurato, una variante di andarono per suonare.