Sono a scrivere in parte con
Editorial, non aggiornato da tempo, solo che ha lo scripting Python incorporato e questo lo rende eternamente giovane o quasi; se non fa una cosa che ti serve, puoi provarci tu.
Davo un’occhiata a
Drafts del quale non mi convince la formula ad abbonamento per fare le cose veramente serie. Le cose serie però sono notevoli e comprendono lo sviluppo delle azioni per automatizzare comportamenti del programma.
La musica è diventata digitale e per forza di cose nasce una nicchia di adepti del vinile, se non delle audiocassette.
I libri si digitalizzano e va da sé che si aprano spazi diversi, nuovi, per leggere sulla carta.
La fotografia, vogliamo parlarne? Evidente che ci sia spazio per nuove Polaroid, divertimento di pochi per pochi, non per snobismo né per distinguersi, semplicemente perché si è creato lo spazio per qualunque uso.
È da diverse settimane che utilizzo iPad Pro e sono veramente soddisfatto: uno dei computer migliori della ma vita.
Al momento mi trovo allineato nel giudizio con John Gruber. Nella sua
pagella di Apple per il 2018, ha parlato dell’hardware iPad come di una cosa spettacolare, quasi una visita dal futuro, e non potrei essere più d’accordo.
Sul software ho dei distinguo nei particolari ma concordo nella sostanza: iPad è talmente progredito che merita una revisione su misura del software di sistema, dato che iOS nella sua forma attuale non ne esalta tutte le,potenzialità.
Ci sono le chiacchiere sull’approvvigionamento di metalli rari in Africa (per esempio la columbite-tantalite, coltan) da parte delle multinazionali della tecnologia e poi ci sono le chiacchiere di Apple.
Queste ultime consistono nella nuova edizione del
rapporto sull’approvvigionamento di minerali conflict-free, il cui reperimento non implica il finanziamento diretto o indiretto di gruppi armati che hanno un interesse nell’attività di produzione e taglieggiano chi ci lavora.
Come si può leggere, cinque fonderie o raffinerie presenti nella catena di approvvigionamento di Apple non lo sono più,
e non è la prima volta che accade, avendo rifiutato di portare a compimento un audit indipendente sul loro operato. Per altri 253 fornitori che lo hanno fatto, Apple conclude che non collaborano, né finanziano è, né dipendono da gruppi armati.
I coniugi Gates hanno di recente pubblicato la loro
Annual Letter.
All’interno si può leggere una scioccante novità:
I libri di testo iniziano a diventare obsoleti.
Se è arrivato ad accorgersene Bill Gates, vuol dire che l’evidenza è ormai soverchiante e il bisogno di agire urgente. Se qualcuno dal pianeta scuola è in ascolto e non ha voglia di ascoltare me, che non ho titolo, almeno ascolti Bill. Sta facendo del suo meglio per espiare, io dico che è sincero.
Un altro giro per curiosità attorno ai Comandi rapidi e a
Swift Playgrounds. La sostanza è niente: qui ho sistemato
un comando per avere anno-mese-giorno ore-minuti, una sciocchezza; lì, con il pretesto di pilotare un mostriciattolo a caccia di gemme, ho definito una funzione elementare. Intendo, da scuola elementare per quanto è semplice.
Il vero punto è che tornare, qui e lì, è piacevole. Un sacco di altri strumenti diretti alla programmazione o allo scripting, invece, mi provocavano frustrazione oppure noia oppure ambedue.
Kashmir Hill, reporter di Gizmodo, ha vissuto per un breve periodo bloccando tutti i servizi di una grande multinazionale a scelta tra Amazon, Apple, Facebook, Google e Microsoft. Niente browser, software, sistema operativo, servizi di messaggistica, ricerche, niente di niente. Poi ha fatto l’esperienza definitiva:
bloccarli tutti insieme.
È un inferno, riporta, a maggior ragione in quanto ha scelto la strada più radicale possibile: bloccare non solo prodotti e servizi delle multinazionali, ma anche tutto il traffico in transito dai loro server. Per esempio, niente DuckDuckGo, perché si appoggia al cloud di Amazon. Lo stesso vale per Dropbox.
L’Italia è una repubblica fondata sulla fotocopia.
Questa sarebbe la battuta. Il ragionamento appena più articolato nasce dal termine (incrocio le dita) delle mie recenti
peregrinazioni burocratiche; dopo un’ultima visita in Motorizzazione, dove ho fornito due moduli anagrafici uguali, sempre ovviamente compilato a mano, e un set completo di riproduzioni di codice fiscale-patente-carta di identità, che avevo già passato alla commissione medica, pare che nel giro di un mese mi spediranno la patente.
Spero mi si perdonerà l’ingenuità da fanciullo. Mi serviva rielaborare una serie di date e avevo a disposizione solo iPad. Nei Comandi rapidi ho trovato tutte le funzioni che mi facevano comodo e nel giro di pochi minuti avevo un automatismo prefetto.
Non solo: posso richiamarlo con Siri. Mi è diventato più facile dirlo che farlo, alla lettera.
A chi osserva che sto scoprendo l’acqua calda, rispondo che ha perfettamente ragione. Tuttavia voglio esortare quelli come me a scoprirla proprio come ho fatto io. Sorvolare sui Comandi rapidi è fin troppo facile per persone frettolose o impegnate e si finisce per sprecare una occasione preziosa di risparmiare tempo.
Sempre
fautore dell’intelligenza artificiale e sognatore di quella forte, magari invecchio, ma la piega che ha preso lo sviluppo software nel campo continua a piacermi poco.
Dopo
scacchi e Go, adesso gli algoritmi – AlphaZero di Google davanti a tutti – si sono affacciati sui giochi multiplayer online, stracciando i campioni umani in discipline come StarCraft II. Solo che
sembrano barare; cliccherebbero molto più velocemente di quello che sia fisicamente possibile a un umano e vedrebbero tutto il terreno di gioco anziché solo la parte libera dal fog of war, la foschia che limita la visuale dell’umano.