È colpa mia, che ancora leggo post e commenti su Facebook, dove mi tocca stare per lavoro e dove mi può capitare di sentire definire
Swift linguaggio inutile ma trendy, come una moda del momento.
Per fortuna riesco anche a trovare articoli come quello di Dice, che in tre parole spiega come nel 2019 Swift
abbia raggiunto alcuni traguardi importanti che lo rendono alternativa sempre più efficace a
Objective-C.
Ci sono voluti cinque anni per arrivare ad avere una velocità di compilazione superiore o equivalente a quella di Objective-C, per esempio. Se devi fare un linguaggio trendy, inventi un trucchetto, non spali concime per un lustro.
Marco Arment è stato molto critico di Apple negli ultimi anni ed è una persona di indubbia reputazione nella comunità. Il suo ultimo post si intitola
Apple è in ascolto:
È difficile capire quando Apple sia in ascolto. Parlano in modo conciso, di rado e solo quando sono pronti, dicendo assolutamente nulla nel frattempo, persino quando tutti ci lamentiamo di una linea di prodotto come fosse in preda alle fiamme. Fanno grandi progressi, anche se sovente con rinunce ardite che mai annullano, per cui un silenzio prolungato dovuto al fatto che dobbiamo tenerci le cose come stanno è indistinguibile da un silenzio prolungato dovuto al fatto che la risposta non è ancora pronta. Ma da inizio 2017 a oggi c’è stato uno spostamento importante nella giusta direzione e non potrebbe essere più chiaro oggi: Apple è di nuovo in ascolto, sanno ancora il fatto loro e Mac è tornato.
Un esempio dei cambiamenti nel prossimo macOS controversi per zero motivi? L’adozione di
zsh come shell preimpostata nel Terminale al posto di bash.
La modifica è praticamente di nessun conto: vale solo da
Catalina in poi (e chi arriva da un sistema esistente manterrà bash); commutare la scelta su bash o altro è questione di un comando, come è sempre stato; gli script di shell scritti con la buona abitudine dello shebang (la sigla #! che precede l’indicazione del linguaggio da usare) continuano a funzionare; la compatibilità di
zsh con
bash è relativamente buona e con
sh, in uso spesso negli automatismi presenti di serie in macOS, molto buona, grazie a una modalità di emulazione. Rumore per nulla o quasi nulla.
Sono entusiasta degli annunci dell’ultima WWDC, ma questo non significa che siano tutti buoni. Una situazione che fa alzare il sopracciglio riguarda la
futura esclusione di Python, Ruby e Perl dalla dotazione Unix standard di macOS.
Dr. Drang ha
twittato la parte rilevante delle lunghissime note di Xcode beta linkate sopra, dando credito a Michael Tsai per
essersene accorto prima di tutti.
La tesi di Dr. Drang è pessimista: vero che i linguaggi di scripting preinstallati da Apple sono sempre stati poco e male aggiornati, sono facilissimi da installare nella versione più evoluta e chiunque voglia farne uso consapevole lo fa responsabilmente, come parte attiva sapendo di non avere tutto pronto. Però, sostiene Drang, la scelta di escluderli taglierà fuori molti che potrebbero scoprire la materia casualmente e interessarmene senza averlo saputo prima.
Continuo a leggere reazioni al
keynote di inizio WWDC, comprese quelle al mio
piccolo riassunto, meravigliato di come anche persone di intelligenza straordinaria prendano posizione in modo automatico quando si tratta di annunci Apple. C’è un lato positivo: quando tutti hanno una propria posizione su un tema, automatica o manuale, vuol dire che il tema tocca tutti. I temi che toccano tutti non sono moltissimi e significa che Apple ha un mind share, anche in questo caso, superiore alla concorrenza.
Finalmente sono riuscito a guardare il keynote della
WWDC. Piccole note a riguardo.
tvOS. Apple ci crede molto e ne è prova l’avere presentato come primissima novità della mattina una propria serie TV. Vogliono farla diventare una vera piattaforma di intrattenimento televisivo, dall’home cinema fino ai videogiochi. La compatibilità con i controller di PlayStation e Xbox è significativa, in un’azienda che adotta i prodotti altrui sempre con una certa cautela (eufemismo).
watchOS. Quatto quatto, watch fa sempre più cose. Adesso misura i decibel e avvisa se il livello di rumore è eccessivo, tiene traccia del ciclo mestruale, espande la copertura dell’attività fisica, ha un App Store riprogettato, audiolibri, calcolatrice… sempre più watch è il coltellino svizzero del software e dell’attività quotidiana. Non fa rumore, non viene strombazzato, ma dove altro vuoi andare? La concorrenza gioca in un’altra serie.
All’unanimità, il premio per la funzione meno importante presentata nel keynote della
WWDC è il supporto del mouse su iPad per aumentare l’accessibilità.
Ferma restando l’importanza dell’accessibilità per i disabili e ci mancherebbe, quanti scrivono finalmente come se ci fosse stata davvero una necessità fuori da situazioni speciali, suscitano perplessità.
Non potevo seguire la diretta e scrivo mentre deve ancora rendersi disponibile la
differita. Però ho letto più che potevo e un mio conoscente ha scritto Best.WWDC.Ever. Devo ancora capire se sia vero; l’impressione è che molti annunci siano arrivati nel modo giusto al momento giusto.
In attesa di addentrarmi nei dettagli e sapere che cosa viene detto in questi giorni, mi piace un mondo l’esistenza di iPad OS; a ogni apparecchio il suo sistema operativo, fatto su misura. Distillato di filosofia Apple.
Mancano pochissime ore a
WWDC e mi aspetto
da tempo cose interessanti sul fronte dell’automazione personale.
Campo dove, più leggi più ti si aprono davanti orizzonti sconfinati. Il bello è che una ricetta non esiste; forse proprio la parte più difficile è scegliere un percorso, tra i tanti possibili, il che implica l’abbandono di tante alternative che ogni giorno, una per volta, improvvisamente si rifanno vive e promettenti più di prima.
Ci ho pensato mettendo a confronto Dr. Drang e Dave Winer. Il primo racconta di come
usa LaTex per realizzare relazioni da presentare in azienda, documenti il cui primo requisito tecnico è la possibilità di lavorarci da iPad o da Mac, indifferentemente, dipende dal mezzo che ha davanti.
Meglio abituarsi a un momento di consolidamento invece che di crescita impetuosa e sorprendente, cui la tecnologia ci ha abituato fin troppo bene per molti anni.
Almeno, se fosse vero che
sparisce iTunes, come si vocifera. Ammesso e non concesso, la vita dopo iTunes sarà probabilmente più semplice. La perdita della familiarità con l’oggetto la sentiremo però tutti.
Mica è finita: da luglio
ci dimenticheremo di Torna al mio Mac, che smetterà di funzionare. Personalmente me ne ero dimenticato già da un bel pezzo, ma non si può mai dire.