Ma quanto è banale, all’apparenza, la storia del
figlio autistico con la voce troppo alta e del padre che scopre di poterlo aiutare con la app di watch che avvisa quando un rumore è dannoso per la salute?
All’apparenza. Riga dopo riga emerge che il padre ha scritto su Facebook della cosa e più di cento famiglie si sono ripromesse di provare. Si scopre che ci sono negli Stati Uniti cinque milioni di soggetti che hanno lo stesso problema.
Alla ricerca di piccole realtà che decidono clamorosamente di adottare macchine Apple in ufficio nonostante, ovvio, non siano adatte all’uso aziendale, all’esigenza professionale, alle necessità del business. Organizzazioni inconsapevoli dal male che si arrecano.
Dopo
IBM, ecco
SAP. Una mosca bianca, estranea alle logiche del mercato e della concorrenza.
Centomila dipendenti, quattrocentomila clienti, venticinque miliardi di fatturato. Gente evidentemente avulsa dalla realtà del lavoro quotidiano.
Solo così si spiega la follia di dispiegare, nel corso del solo 2018,
diciassettemila Mac, ottantatremila apparecchi iOS e centosettanta Apple TV (un indizio: non sono usate per guardare la televisione).
Consiglio, visto che molti fibrillano giustamente per
il nuovo MacBook Pro, di leggere
Arment (Per la prima da anni […] possiamo constatare che Apple ama i computer quanto noi) e
Gruber (Questo è un MacBook che una volta ancora si potrebbe mettere in discussione come il miglior laptop acquistabile).
La vera attualità consiste tuttavia nel ventiquattresimo compleanno di
FreeCiv. Ognuno decida se e come festeggiare, magari anche donando un paio di centesimi al progetto.
Le difficoltà di adottare Mac in azienda: i costi, la compatibilità, la resistenza al cambiamento, gli standard di fatto.
Prendiamo per esempio una piccola-media azienda sconosciuta, una certa IBM. Dal 2015 a oggi
ha dispiegato solamente duecentonovantamila apparecchi Apple, una cosetta. Chiaro che con numeri piccoli come questi non possano avere un quadro di insieme dei problemi che si incontrano, delle tastiere che si inceppano, delle batterie che si consumano, dell’applicazione a trentadue bit che dopo
dodici anni di avvertimenti ha deciso di non aggiornarsi (bisognerebbe avvisare prima… mica con un decennio di anticipo…) eccetera.
Sono tutt’altro che uno spendaccione; compro hardware rarissimamente, solo se serve proprio e non sono squattrinato né benestante; la classe media all’apice della sua medietà.
Dall’alto (dal basso? Dal mezzo?) di questo profilo raccomando caldamente i
Deals di AppleWorld.Today.
È un posto strano dove trovare a prezzi assolutamente competitivi prodotti hardware e software non mainstream.
Ne ho approfittato di recente per comprare spazio cloud e una VPN: due licenze lifetime a prezzo scontato oltre il 90 percento, da produttori che dopo qualche sommaria ricerca preventiva sono sembrati sufficientemente affidabili.
Una delle variazioni più discusse introdotte da macOS Catalina è la sostituzione di
bash con
zsh.
Ho notato (partendo prima di tutto da me) che meno si conosce la shell più si tende ad discutere del cambio e che quindi, per evitare di discutere a favore di fare scelte utili e concrete, è meglio iniziare ad approfondire il tema.
Su questa falsariga segnalo l’articolo in cui
Brett Terpstra scopre fish, un’altra delle alternative possibili a bash.
Che bello
Organelle! Il sito spiega piuttosto bene le cartatteristiche dell’oggetto e Engadget ha una corposa
prova su strada.
In sintesi più adatta a questo spazio, Organelle è un talentuoso scatolotto dotato di comandi meccanici che ricordano certi sintetizzatori molto spartani del tempo che fu, in pochissimo spazio.
Dentro lo scatolotto sta un
Raspberry Pi equipaggiato con sistema operativo Linux, cui l’utilizzatore non ha accesso (non accesso previsto, almeno). Un po’ come dentro un iPad si trova un processore Arm con sistema operativo iPadOS, cui l’utilizzatore non ha accesso diretto.
Mi aspetto di leggere confronti tra watch e Mi Watch Xiaomi basati sulle specifiche tecniche, come ha fatto Ars Technica nel suo articolo
Il clone di Apple Watch di Xiaomi elimina quello che c’è di buono in Apple Watch.
Sarebbe bello che qualcuno confrontasse le
pagine dedicate alla privacy da Apple con
quelle di Xiaomi, che non sono nemmeno le peggiori in giro, e scrivesse chiaro che parliamo di oggetti provenienti da galassie diverse.
Il Presidente degli Stati Uniti è noto per le sue azioni e reazioni viscerali e ha pensato anche a un miglioramento per la UX, la user experience, l’esperienza utente, di iPhone. Una designer già in Apple all’epoca di quello sviluppo lo ha
commentato con ironia.
Apple presenta la serie 11 di iPhone con enfasi sulle funzioni di fotografia computazionale e sui nuovi obiettivi.
Coro di mugugni perché oramai si è persa l’innovazione, sono gadget inutili, comunque non scatteranno mai bene come una vera macchina fotografica,
l’obiettivo sporge e rovina l’estetica eccetera.
Segue
satira (segno certo del successo) sulla disposizione dei tre obiettivi.
È appena uscito in Cina
CC9 Pro di Xiaomi, con una modalità di scatto da centootto megapixel e quattro obiettivi, che effettivamente sono incolonnati, ma sporgono ugualmente.