Ci sono in agenda albero e presepe, la letterina al Babbo reclama priorità, manca un mese eppure ci sentiamo in ritardo. Qualcuno
ha già fatto i compiti, in compenso.
Per una volta, Wired (UK) ha scritto una recensione degna di lettura,
di MacBook Pro 16”. Le cose come stanno secondo loro, nel bene e nel male, senza giri di parole e limitando il pregiudizio negativo che tradizionalmente coltivano verso Apple.
Certo, il titolo è Una scusa per i fallimenti passati, ma in sostanza si ritirano in ballo le tastiere ovunque possibile e poco più.
Interessante il confronto con Windows. Di solito qualcuno scrolla le spalle e racconta di potere avere la stessa dotazione a prezzo molto inferiore. Wired critica la scelta della scheda grafica e sconsiglia l’acquisto ai gamer, perché con la stessa cifra si può avere un Pc con scheda più potente.
A settembre la primogenita entrerà nella scuola primaria e in questi giorni siamo nel vortice delle presentazioni degli istituti, che parlano pubblicamente del proprio piano formativo, aprono le porte ai visitatori per un giorno e in generale cercano di convincere i genitori a farsi scegliere. Diffidente e scettico come sono verso la scuola attuale, ammetto che l’esperienza vissuta finora ha superato le mie (scarse) aspettative. Va meglio, o meno peggio, di quello che credevo.
Molto interessante, ancorché prolungato, il racconto di come Adam Engst di Tidbits è
sopravvissuto a un viaggio aereo perseguitato dal maltempo grazie all’uso della app della compagnia aerea prescelta e della funzione di Business Chat in Messaggi.
Quest’anno lavorativo dovrebbe essere più tranquillo, ma in quello precedente ho viaggiato in aereo con discreta frequenza e mi sento di ribadire il messaggio di Engst: sempre scaricare la app della compagnia aerea con la quale si vola. Anche se tutto fila liscio, può darsi che aiuti a risparmiare tempo o ad aumentare il comfort complessivo del viaggio.
Il servizio, esclusivo, mostra non foto ma, appunto, render grafici, a risoluzione infima, con zero particolari significativi. Nel mondo di oggi è roba che potrebbe avere veramente fatto chiunque.
Citazione dal critico culturale tedesco
Walter Benjamin, risalente al 1915:
Il modo in cui è organizzata la percezione sensoriale umana e il mezzo nel quale viene raggiunta sono determinati non solo dalla natura ma dalle circostanze storiche.
Ancora:
In un mondo di produzione di massa di immagini, è la tecnologia a dettare le nostre aspettative visive.
Lo ricorda il podcaster tecnologico
Wade Roush a proposito di
Pro Display Xdr. Un pezzo abbastanza anodino, ma di respiro abbastanza ampio da spiegare come Xdr stia per Extreme Dynamic Range, una condizione di visualizzazione che vuole andare oltre una tecnologia evoluta e recente come Hdr,
High Dynamic Range, già diffusa su qualunque computer da tasca degno del nome.
Fa sensazione venire a sapere che i nuovi MacBook Pro 16” dispongono di un nuovo sensore, per la
misurazione dell’angolo di apertura dello schermo, del quale fuori da Apple nessuno è certo di conoscere la ragion d’essere, come mostrano bene i commenti all’articolo.
Fa sensazione perché è una sorpresa piccola, anche minima, ma è una sorpresa. La vulgata parla della mancanza di innovazione, di macchine tutte uguali, quando invece c’è un lavoro sotterraneo semiinvisibile di cui, se va bene, abbiamo consapevolezza solo alla fine. Anche quelli che promettono di sapere tutto, anticipare tutto, spifferare ogni cosa prima della data, in realtà non sanno, o sanno poco.
Ciò che questo esperimento mi ha insegnato, peraltro, è quanto mi piaccia in realtà macOS. La soddisfazione che mi dà la sua resa tipografica. L’aspetto piacevole del mio codice in TextMate 2. Quanto sia facile vivere l’esistenza di uno sviluppatore *nix e comunque usare un computer dove ogni cosa (beh, eccetto quella fottuta tastiera!) nella maggior parte dei casi funziona e basta.
Phil Schiller, responsabile marketing di Apple,
ha commentato assai negativamente sui Chromebook a basso costo che pare stiano avendo buon successo in molte scuole americane.
Quasi tutte le sere, a letto con iPad in mano, apro una connessione ssh con Mac dello studio e sbrigo qualche ultima attività Prima del sonno.
Lo faccio con
Prompt di Panic e ho sempre sofferto la difficoltà del programma di tenere attiva la connessione in background, mentre lavoro su un’altra app.
A volte la app su cui lavoro è quella giusta e mi arriva un avviso: torna per un attimo su Prompt in modo da tenere attiva la connessione. A volte non faccio in tempo, a volte mi sfugge, a volte la app è quella sbagliata e non arrivano avvisi. La connessione si perde e quando torno in Prompt sperimento vari gradi di frustrazione, secondo ciò facevo e la sua dipendenza dalla connessione continua.