Forse lo avevo già detto, però dirlo vicino a Natale magari ti porta un regalo inaspettato: caro
Tim, sono dispostissimo a pagare per
macOS Golden, una versione del sistema operativo che contiene zero virgola novità e sulla quale per un anno si è lavorato a nient’altro che risolvere bug, soprattutto quelli abbastanza fastidiosi da interferire nel lavoro e sufficientemente secondari da venire trascurati dai programmatori che ricevono altre priorità.
Ben Lovejoy
accenna a qualcosa su 9To5Mac e presso di me sfonda una porta apertissima; anche se non si tratta nel mio caso di bug in senso stretto, aggiungerei una solenne revisione delle combinazioni di tastiera, in modo da aumentare la coerenza del sistema e dovunque possibile la stessa combinazione abbia lo stesso significato. La complessità del sistema rende del tutto impossibile raggiungere la perfezione su questo, tuttavia si può fare molto e si dovrebbe.
Ho una bassa opinione degli elenchi di trucchi, salvo eccezioni: un elenco con un tema elementare, capace di insegnarmi qualcosa che ancora non conosco, è degno di nota.
Come questo articolo di Apple Must sull’
uso del pulsante Opzione. Due dritte che ho trovato inedite in un elenco nutrito e nemmeno tanto marginali. Bravi.
È uscito da un paio di settimane il
fascicolo 5 del volume 4 della Art of Computer Programming di Donald Knuth, ultraottantenne
autore di musica per organo nel tempo libero e indefessamente al lavoro sul proprio opus magnum, uno che non andrà in pensione neanche a quota duecento.
La
pagina delle notizie sul suo sito personale rimarrà nello stato attuale per poco, avvicinandosi l’anno nuovo. Knuth scrive di avere 10000 anni (in base tre), propone un
enigma grafico, accenna alla
pubblicazione in ebook di uno spin-off del materiale non più disponibile in cartaceo, e accenna ai contenuti del fascicolo appena uscito:
Se escludiamo la preistoria delle schede perforate, la storia della programmazione è iniziata con i terminali,
stupidi o
intelligenti: cioè dotati di un processore apposta per mostrare sullo schermo caratteri in grassetto o lampeggianti (il secondo caso) oppure neanche quello. I terminali erano collegati da qualche parte nel pianeta a un mainframe, che amministrava tutte le risorse di elaborazione. I terminali avevano il minimo indispensabile per ricevere messaggi dal mainframe e inviargliene.
A Natale ci is regala qualcosa da imparare e Slashdot ha pubblicato una bella panoramica di
calendari dell’Avvento dedicati alla programmazione.
Stabilito che per fare un giro come si deve dappertutto ci vorrebbe un Avvento di novanta giorni, il mio preferito è per certo
Advent of Code, con un bel po’ di lunghezze sugli altri. Mi piace l’idea di porre problemi anche piacevoli da leggere e mi piace che la scelta del linguaggio di programmazione per provarci sia lasciata al lettore.
Il bilancio dei primi dieci anni di vita di iPad è stato il più polarizzante che abbia visto.
John Gruber è un contro. Riconosce l’eccellenza dell’hardware ma è deluso dal software e
ritiene che iPad sia portato da Apple verso un vicolo cieco.
iPad dieci anni dopo, per me, è fonte di grave disappunto. Non perché sia “cattivo”, in quanto non è cattivo — è persino grande — ma perché nonostante sia grande in molti modi, complessivamente ha mancato di esprimere il notevole potenziale che ha mostrato il primo giorno. Per raggiungere questo potenziale, Apple deve riconoscere di avere commesso profondi errori concettuali nell’interfaccia utente di iPad, errori che hanno bisogno di essere eliminati e sostituiti, non levigati e rifiniti.
Lavoro per Apogeo, che da quest’anno ha aggiunto i corsi di formazione alla classica offerta editoriale e durante il Black Friday ha pubblicato una pagina su
come regalare un corso.
Prima del Black Friday la pagina non c’era e, in fase di progettazione dell’evento, l’idea dei regali era stata scartata per difficoltà di implementazione.
Poi è successo che la promozione ha funzionato; al punto che sono arrivati acquirenti di corsi che ci hanno contattato per chiedere proprio come regalarli.
Dopo la scoperta che alla scuola primaria di mia figlia
le insegneranno a usare Word Excel e PowerPoint mi sono ritrovato a scrivere sulla mailing list dei
Copernicani di tema attinente e ho scritto, come concetto, questo:
Da una scuola primaria, più che Word Excel e PowerPoint, mi aspetto che insegnino linguaggi di marcatura, wiki e collaborazione.
Formattazione, organizzazione, collaborazione.
Html,
LaTex,
Markdown; wiki, appunto,
MediaWiki per dirne uno solo, ma sono millemila;
EtherCalc,
EtherPad, per esempio.
Questo blog ha bisogno di mille interventi che prima o poi troverò priorità sufficiente per decidere, ma un refuso o un errore nei post hanno priorità assoluta e ho appena viaggiato nel tempo a correggere due inesattezze.
Me ne accorgo leggendo il post via web e poi vado nel Finder a ritrovare il file originale. Naturalmente mi ricordo il titolo; apro la cartella dei post e digito il titolo nel campo della ricerca.
Uno dei temi del 2020, iniziamo a portarci avanti, sarà ancora una volta l’automazione personale. Lo ripeto da qualche anno solo che, a differenza del meme L’anno di Linux per il desktop, questo si dispiega davvero.
Si guardi a questo affascinante
articolo di Federico Viticci su MacStories, relativo al controllo di un ventilatore Dyson via iOS attraverso HomeKit e varie app indipendenti, con aggiustamento automatico in funzione della temperatura della stanza e notifiche push su qualsiasi apparecchio interessato, fosse anche watch.