Delle tante iniziative di
Solidarietà digitale voglio sottolineare quella di
Valarea, che per tutto il periodo dell’emergenza aprirà le funzionalità premium della app gratuitamente a chiunque si registri.
In questi giorni sto facendo il giro del mondo dei sistemi di conferenza a distanza, audio, video, gesti, intenzioni, dire fare baciare. Per una volta sono d’accordo con
Vice:
La tecnologia della videoconferenza ha avuto bisogno di un sacco di innovazione per arrivare alla mediocrità di massa.
In Cina il governo ha ordinato alle scuole di procedere a erogare lezioni online per combattere la diffusione del virus.
Anche in Italia.
In Cina
gli iPad vanno a ruba. Destinazione: gli studenti che seguono le lezioni online.
In Italia, beh, mah.
Non che i cinesi abbiano scoperto iPad a causa della pandemia. L’anno scorso Apple ha venduto in Cina oltre quaranta milioni di iPad, seguita da Huawei con qualche milione in meno e da tutti gli altri che si contendono le briciole.
Mi rimangio allegramente
quello che ho scritto tre settimane fa e ho deciso di dare una chance a
NetNewsWire nella sua nuova edizione open source.
Ho continuato a leggerne e a leggerne bene; c’è il supporto di
Feedly che se non erro era inizialmente assente e mi consente di configurare il programma velocemente e senza pensieri; lo sviluppo del programma è stato intenso e ricco e questo in generale è un buon segno.
Fabrizio Venerandi è come sempre anni avanti a chiunque. Il suo
post su Facebook in versione integrale:
Mi piacerebbe sapere quelli che dicono che l’insegnamento vero si fa solo in classe, a quanti corsi di didattica a distanza abbiano partecipato. Dico, professionali, non improvvisati da qualche università italiana con slide e uno che parla monotono leggendole in camera fissa.
Perché io negli ultimi vent’anni ho seguito diversi corsi in inglese di università americane, sui metadati, sulla programmazione JavaScript, sulla scrittura di videogiochi in Python, sugli automata e sono state tra le esperienze di insegnamento più motivanti che mi siano capitate.
Anche quest’anno faccio il socio di
LibreItalia e
Copernicani.
I primi sono splendidi volontari per il software libero, che si battono come leoni – siamo al paradosso – benché inferiori per numero e potenza di fuoco a una multinazionale vergognosa, perché vengano rispettate le disposizioni statali per l’utilizzo del software libero, nelle scuole prima di tutto e poi in tutta l’amministrazione pubblica.
Mia figlia entra nelle primarie a settembre e mi sono reso conto del calvario informatico che ci aspetta.
Ogni riferimento alla situazione sanitaria lombarda è puramente accidentale. Mi riferisco piuttosto al grafico su Six Colors che mostra il variare negli anni del
numero di porte presenti su ogni portatile Apple con schermo da quindici pollici.
Mi tornano in mente le polemiche di quando venne deciso di eliminare la porta modem. Pareva che togliessero l’ossigeno. Oggi vorrei reincontrare qualcuno degli arrabbiati e sapere se la chiedono ancora.
Ovviamente non c’è da lambiccarsi il cervello per capire quale sarà il punto di arrivo. Il grafico mostra una tendenza chiara. Non oggi e neanche l’anno prossimo, ma le porte diventeranno zero: ogni connessione sarà pilotata in modo wireless.
Uno studio afferma che
i computer da tasca di vertice Android si deprezzano al doppio della velocità di iPhone.
Oh bella, dirà qualcuno, come mai, dal momento che dentro sono tutti uguali e fanno le stesse cose?
Probabilmente la risposta è che sono un po’ uguali anche fuori, come succede con i computer da polso:
Oppo Watch copia watch per offrire una alternativa su Android.
Chissà che valore può avere un design adottato senza sapere il perché, purché costi meno.
La lettura del weekend è composta da due letture, fornite da
Riccardo che con pazienza ha trascritto due splendide interviste,
una a Steve Jobs e
una a Larry Tesler, uscite dai documentari della serie
The Machine That Changed The World.
Non sempre c’è tempo e modo per guardare i filmati originali da cui provengono le interviste e con l’inglese parlato c’è chi fatica più che con quello scritto. E poi, con il testo, ce la si cava anche con un iPhone in poltrona senza perdere niente
Si può rispondere in tanti modi a come vediamo il futuro, o fatichiamo a vederlo.
C’è però un modo troppo facile, che non mi piace, sa di vecchio. Come sempre, di vecchio mentale, non fisico.
Supponiamo per esempio che
Seti@Home vada in ibernazione per avere raccolto, al momento, tutti i dati che gli servono e quindi voglia dedicare ogni risorsa alla loro analisi.
Il futuro è guardare la
pagina di tutti i progetti Boinc e scegliere il prossimo. Se no, c’è
Folding@Home per esempio.
Vacanza di un giorno dai temi consueti perché ho scoperto un blog con una serie di post dedicati alla
logistica dell’assedio di Gondor (questo è il primo post) nel
Ritorno del Re secondo le versioni del libro e quelle del film di Peter Jackson.
TL;DR: Tolkien ha lavorato bene e Jackson, considerati i vincoli di tempo che aveva, ha fatto ragionevolmente il possibile e va benvoluto anche se perde in verosimiglianza.
Più che altro, per purissima coincidenza stamattina ero a guardare alcune scene de
La Compagnia dell’Anello. Ho sentito Gandalf indicare a Frodo la locanda del Cavallino impennato e ho pensato con malinconia ai nostri guai italiani con
una brutta nuova traduzione del testo di Tolkien quando nel mondo in lingua originale possono prendersi il lusso di fare le pulci alla logistica degli eserciti nella Terra di Mezzo.