Gira molto il resoconto delle
sei cifre in sei giorni di Traf, dopo il suo exploit di vendita di icone per iOS 14 in ragione, appunto, di oltre centomila dollari in meno di una settimana.
Nella sua presenza su Internet lui ostenta una estrema trasparenza e dichiara senza problemi che nella realtà i suoi sei giorni sono cominciati sette anni fa, quando ha venduto le sue prime icone su
Cydia per diciassette dollari totali.
C’è un MacBook Pro che deve usare un certo programma di VPN per entrare in una intranet e lavorare.
Il software di VPN si installa, ma non si collega. I controesempi e le prove incrociate sembrano puntare a una incompatibilità con quella versione di macOS.
La pagina ufficiale del software dichiara la compatibilità totale (tutte le funzioni a disposizione) del programma Vpn con quella versione del sistema operativo. Dal supporto tecnico e dalla documentazione arrivano zero indicazioni utili. È evidente che qualcosa non torna nelle dichiarazioni della software house.
Ho dovuto improvvisarmi graphic designer per una notte e sono ricorso, dopo tanti anni, a
Inkscape per l’unico motivo di averne già fatto una vaga conoscenza, aggiunto alla recente
comparsa della versione 1.0.
È andata complessivamente bene. Ho avuto un momento di sconforto a causa di un crash dovuto al tentativo di spostare una guida; fortunatamente era a inizio lavoro e non ho perso niente. Da lì in avanti è andato tutto liscio.

Non c’entra nulla con le questioni economiche, ma certamente questo è un segno di agiatezza sul web: il browser che pensa a te e ti leva di torno i tracciamenti subdoli a scopo di propinare cattiva pubblicità.
Nei prossimi anni, questo sarà un privilegio.
Su Lwn si sono messi a discutere di
come rendere emacs più moderno e accattivante per gli utenti di oggi.
Ci ho scritto persino io, anche se spostare un meccanismo in cui opera Richard Stallman è più difficile che spostare Giove dalla sua orbita.
La cosa che mi atterrisce è che ci si concentra su cose completamente irrilevanti come la curva di apprendimento, o i tutorial video.
emacs è e resterà un programma per iniziati. La sua forza è quella; dagli una interfaccia grafica, dagli un menu semplice e sarai al punto di prima. Con emacs fai cose vicine all’impossibile in qualunque altro ambiente. Naturalmente non si può vendere questo concetto a un pubblico ampio.
Titolo da The Verge, che dovrebbe già dire tutto:
Microsoft aveva un tema segreto di Windows XP che lo faceva somigliare a un Mac.
Lo sappiamo perché su Internet è apparso di recente un grosso ammontare di codice sorgente di Windows XP, sottratto alla stessa software house che tiene saldamente per la giugulare il flusso dei dati confidenziali nella tua azienda.
Scelte incaute e fiducie malposte a parte, il tema simil-Aqua (l’interfaccia grafica di Mac OS X a quel tempo) non è mai stato pubblicato ufficialmente: che in Microsoft volessero fare somigliare Windows a Mac, doveva rimanere un segreto.
Bisognerà tornare in modo approfondito sull’argomento, però vorrei sintetizzare qui e ora.
Dopo sei mesi dal lockdown, il pubblico preparato inizia a capire come comportarsi in videoconferenza e ad avere i primi indizi di come si collabora. Ci si può immaginare il pubblico non preparato.
Ci fu un tempo con un computer per nazione, poi uno per azienda, poi uno per famiglia, poi uno per persona e oggi numerosi computer per persona.
Può anche essere una giornata di lavoro veramente pessima, mentre fuori si scatena il temporale e l’estate termina. Però leggi che
Pixelmator Pro 1.8 si è aggiornato con un bel supporto di AppleScript e, comunque, la giornata prende un’altra piega.
Pixelmator Pro è un gran bel programma. Non sempre in linea con le linee guida di interfaccia di Mac, ma con lo spirito giusto. Tanto che il supporto AppleScript è stato fornito da Sal Soghoian, il padre dello scripting in Apple.
Che ci azzecca, avrebbe detto qualcuno, Amazon con la scuola materna? Eppure Jeff Bezos
ha annunciato l’apertura di una serie di asili destinati a bambini svantaggiati tra i tre e i cinque anni, i cui genitori pagheranno come retta zero.
La foto suggerisce un ambiente piacevole e curato; il testo non va oltre il ringraziamento al team che ha realizzato il primo progetto, a
Des Moines, nello stato di Washington.
Ci sarà chi la vede come una inaccettabile intrusione delle multinazionali nel mondo dell’istruzione. Io la vedo come una scuola materna in più a disposizione, destinata a bambini che altrimenti non la avrebbero.
Serve un progetto di ricerca per il quadrimestre? Suggerisco ampiamente traduzione, discussione, esplorazione pratica delle maestose rivelazioni del New York Times sul
tracciamento dei cittadini americani (e chiaramente del mondo) che avviene attraverso i loro computer da tasca.
Maestose come certe onde da surf, che a un certo punto si rovesciano a terra. La sezione Privacy Project del quotidiano ha messo le mani su un file di cinquanta miliardi di geoposizionamenti di cellulari… uno degli innumerevoli file simili prodotti dall’attività di tracciamento.