Sono cambiate tante cose. L’azienda usa i Pc; si lavora in ufficio otto ore al giorno; devi usare il computer che ha deciso l’azienda. Tutti dogmi che si sono rivelati miti, grazie a aperture liberali come il Bring Your Own Device oppure a mazzate pandemiche che hanno smontato la presenza in ufficio obbligatoria e hanno sbriciolato i pezzi.
Dimostrazione pratica, lo
spazio di lavoro domestico di Viktoria Leontieva, design systems topologist per Microsoft.
Sono contento che Apple abbia deciso di
prendere tempo addizionale per ripensare al suo sistema di individuazione di immagini abusive di minori. Insisto e ripeto: ad Apple (a chiunque) quello che tengo sul mio iPhone dovrebbe interessare zero, salvo ovviamente ordine di un giudice per motivi giustificati.
È che non abbiamo un sostitutivo: abbiamo una parentesi di incertezza di durata indefinita.
Di questo non sono per niente contento, poiché preferisco una certezza, anche sgradevole, all’incertezza.
L’idea di creare un
curricolo di studi digitali per elementari e medie continua anche se discontinua ed è il momento di ipotizzare attività per introdurre bambini all’ipertesto, trasversalmente nell’ambito di ciascuna materia convenzionale.
Mi ha lasciato
un bel commento energio:
Non ricordo il nome, ma per iniziare la tesi (oramai una quindicina di anni fa) mi ero basato su un vocabolario in cui le parole presenti nello stesso erano evidenziate rispetto alle altre, in modo che si potessero creare “reti” tra le varie descrizioni e spiegazioni: da questo avevo costruito una mappa concettuale su tre livelli a partire dall’oggetto della mia ricerca. La cosa che mi aveva colpito era che l’umanità organizza naturalmente da sempre le informazioni e un “collegamento” tra fonti diverse era già presente prima dei “link”…
Ci siamo riuniti in sei, nella nostra
serata di Dungeons & Dragons in presenza a seguito di diciotto mesi di sessioni remote.
Ai sei vaccini si è aggiunto la mattina dopo un tampone, eseguito (per tutt’altri motivi, solo coincidenza) da un partecipante.
Negativo. Nemmeno ci è rimasta l’incertezza.
Non è certo un campione statisticamente significativo. Come dicevo, però, ho provato nuovamente la libertà di scegliere. Ed è stata una conferma in solido di quello che insegnano i campioni statisticamente significativi. I rischi del proteggersi sono sovrastati dai vantaggi del farlo.
Mi prendo una licenza per commentare un momento di vita privato. Stasera ci ritroviamo a giocare a D&D in presenza. Straordinariamente, una tantum, almeno per ora.
Possiamo farlo perché ci ritroviamo in un salotto con una parete completamente aperta verso l’esterno e il ricambio dell’aria è assicurato; la cubatura dell’ambiente è superiore alla media e così è più difficile saturarlo di aerosol prima che si completi il ricambio; uno dei partecipanti lavora nel servizio sanitario nazionale in posizione più che qualificata per valutare il rischio lucidamente e con competenza.
Passerò parte del fine settimana a cercare accrocchi che rendano possibile usare un iMac 2018 come schermo di un MacBook Air M1.
Sono già passato da una
pagina di supporto Apple che spiega come fare con determinati modelli… solo che i Mac del problema suesposto ricadono in fasce d’età non contemplate.
Ironia della sorte, iMac che è troppo giovane per profittare della pagina di supporto è anche troppo vecchio per approfittare di
Monterey che altrimenti risolverebbe via AirPlay.
App Store ha numerosi difetti e Apple ha fatto in certi momenti del proprio peggio in fatto di relazioni con gli sviluppatori.
Questo non toglie che App Store, al netto dei problemi, sia fondamentalmente sano. Provvedimenti come quello coreano, che per legge impone la
presenza di più meccanismi di pagamento alternativi sugli Store, non faranno molto più che imporre un principio e rovinare una bella idea, certamente da adeguare ai tempi, eppure bella e rivoluzionaria.
Ho qualche amico nostalgico dei tempi eroici dell’informatica, di quando ogni giorno c’era un progresso e si viveva con l’entusiasmo di tutto quello che poteva stare per succedere, anche senza sapere che cosa sarebbe successo. Era un Paese delle meraviglie tecnologico, da abitare con entusiasmo e curiosità. Mentre oggi, è sempre la conclusione, non è più così. Soprattutto, tutto è già stato inventato.
Ho sempre combattuto questa visione delle cose, che prelude alla senilità (del pensiero, il corpo è un’altra cosa) e difatti esistono articoli come quelli di Frederic Filloux di Monday Note dedicate ai piani della cosiddetta Big Tech per
espandersi nello spazio.
Mi sarebbe piaciuto commemorare degnamente Charlie Watts con un suo collegamento al mondo Apple, solo che non avevo appigli per farlo mentre era vivo e neanche adesso ne ho trovati. I Rolling Stones
si sono semmai fatti pagare una bella cifra da Microsoft per i diritti di utilizzo del brano
Start Me Up.
Tuttavia
Mario ha scritto una cosa illuminante sul
mio canale Slack (gli inviti sono sempre aperti, basta una email) e gli ho chiesto il permesso di riprodurla:
Rientrati a casa la sera dopo una cena da amici, Lidia ha chiesto posso giocare un po’ sulla TV?, che nel nostro caso significa usare tramite tv i giochi disponibili su Apple Arcade.
Abbiamo dato l’assenso e dopo pochi istanti Lidia ha chiesto Posso scaricare un gioco da Apple Arcade?
Il papà ha subito risposto certo; per mantenere una parvenza di autorità ha comunque visionato il gioco da scaricare, ma la verità è che con Apple Arcade il peggio che può accadere è suddiviso in due categorie: