Venghino siore e siori al più grande spettacolo del mondo! Il qui presente installa una stampante da configurare via Wi-Fi sul Mac di una casa momentaneamente senza rete a causa di un guasto che verrà risolto, dicono a giorni.
La rete viene fornita da uno hotspot che, per come funziona la prima configurazione della stampante, deve arrivare da un apparecchio diverso da quello che dovrà controllare la stampante.
Per evitare fastidì, il qui presente ha pensato bene di usare il cavo USB per collegare la stampante al Mac; la prima configurazione deve essere online, ma poi è possibile ricorrere a USB.
Oggi lezione di politica.
Il vero progressista non vuole levare di mezzo il passato. Vuole il progresso.
Il vero conservatore non rifiuta il futuro per aggrapparsi al passato. Vuole partire dal passato che vale e merita di essere conservato e usarlo per progredire.
Progressisti e conservatori, se sono veri, vogliono la stessa cosa.
Ecco
OpenRA. Un vecchio gioco, bellissimo ma vecchio, viene ritenuto meritevole di proseguire la sua vita. Perché è vecchio, ma bellissimo.
Come
fa giustamente notare John Gruber, se la
proposta europea di standardizzazione dei connettori per computer da tasca fosse passata nel 2009, oggi saremmo a divertirci con un connettore a trenta pin o con quel microUsb che a guardarlo dentro sembra stato progettato da uno psicopatico.
Mentre non c’è il minimo dubbio che l’attuale USB-C prima o poi troverà un successore migliore. Per eliminare la spazzatura elettronica presente in forma di vecchi connettori sarebbe meglio finanziare la ricerca sulle forme migliori di carica wireless, che blindare il connettore e condannare mezzo miliardo di persone alla stasi tecnologica.
Oggi mi serve imprevistamente l’accesso al mio Mac che si trova a casa, mentre io no.
Non ricordavo più che Google Remote Desktop ha un bug fastidiosissimo che disloca il puntatore: il clic sullo schermo remoto avviene in un punto diverso da quello toccato in locale.
Al che ho rotto gli indugi e non avendo il tempo materiale di allestire una connessione VNC come si deve, con il port forwarding e un IP pseudostatico, ho comprato
Screens per
iOS e iPadOS.
Neanche lo voglio tradurre. Dovrei aprire un blog a parte e ripetere
questo tweet sempre uguale ogni giorno per dieci anni.
Per ora si può lasciare un commento dalla
pagina apposita di Muut per QuickLoox. I commenti torneranno disponibili in calce ai post appena possibile.
Da poco è stato venduto l’iPhone numero due miliardi.
La tocca piano, Horace Dediu di Asymco. Il suo pezzo ha un titolo che la tocca pianissimo: l’
iPhone più importante di sempre.
Il numero tredici (non il tredicesimo)? Come è possibile?
Dediu traccia un panorama ad amplissimo respiro, un vero e proprio stato della nazione iPhone. Gli utenti effettivi sono oltre un miliardo, circa un quarto dei tre miliardi e ottocento milioni di computer da tasca presenti sul pianeta.
Aspetto come di consueto che siano iPad e iPhone a dirmi di aggiornare a iPadOS 15 e iOS 15, usciti all’improvviso ieri.
All’improvviso significa però che devo sospendere l’agenda notturna prevista, per affrontare la
recensione epocale creata come è abitudine di questi anni da Federico Viticci di MacStories. Sulla Terra non esiste un documento altrettanto tempestivo, approfondito e basato sull’esperienza pratica, che permetta di formulare un giudizio veramente informato sulla nuova versione dei due sistemi operativi.
Google annuncia l’arrivo in autunno di
computer da tasca Pixel equipaggiati con processore fatto in casa. Nel 2023 arriverebbero anche
i primi Chromebook.
Amd, intanto, non sembra intenzionata a produrre chip Arm ma ritiene opportuno fare sapere che, alla bisogna,
è pronta a farlo.
Intel
intende produrre chip Arm per conto terzi, nel quadro di una strategia di rilancio per uscire dalla attuale crisi strategica.
La notizia di Microsoft che progetta chip Arm
data a Natale scorso.
Ricordo come fosse ieri le letture su Apple che con il system-on-chip M1 chiudeva la piattaforma Mac e fondamentalmente eliminava la libertà di ciascuno di decidere che software fare girare sulla propria macchina.
Poi ho visto
che cosa ha fatto Alyssa Rosenzweig, sviluppatrice Linux.
La stampante
Stylus Photo R360 di Epson ha servito egregiamente la mia famiglia allargata per molti anni, tanto da non essere più in commercio.
Ora però ha mostrato un messaggio di errore: il tampone che assorbe l’inchiostro in eccesso usato eventualmente in stampa è saturo. Prima di riprendere a stampare bisogna rivolgersi al distributore.
Andare per distributori con una stampante in macchina allo scopo di cambiare un tampone di assorbimento dell’inchiostro non è esattamente una priorità di oggi e allora metto al lavoro Google. Scopro due cose.