Dicembre è fatto per scrivere a babbo Natale; novembre è dunque un buon mese per redigere bilanci.
Il buono
Il buono del mio 2021 è sicuramente
OBS Studio, suggerimento di
Fëarandil a cui devo una stagione di pizze come minimo. Lentamente, solo per colpa mia, mi si apre un mondo di possibilità nelle comunicazioni video da computer. C’è un mondo di supporto intorno e sembra che niente sia veramente impossibile, a patto di volerci mettere impegno. È computing nella sua forma più pura, software libero che offre possibilità immense veramente a chiunque.
Un iPad e un tecnoumanista stagionato, a letto, prima che arrivi il sonno.
Lo schermo è diviso in due finestre, una per scrivere su
Drafts e una per leggere da Safari. Sopra alle due finestre, in modalità picture-in-picture, si svolge una puntata di
Foundation.
Sembrerebbe multitasking, ma è un’altra cosa. Multisensing: tatto, vista, udito insieme in un contesto assai differente da quello in cui tanti sono cresciuti. Dove il dovere era separato dal piacere, il lavoro dall’intrattenimento, i contenuti venivano creati o fruiti isolatamente, in microambienti dedicati, o in macroapparecchi specifici.
Fairphone è un progetto funzionante sotto Android, nato per essere modulare, riparabile e con parti facilmente sostituibili a partire dalla batteria. Un Fairphone si apre con un normale cacciavite Philips.
In compenso, la resistenza alla polvere è IP54:
Protetto contro l’ingresso di polvere sufficiente a pregiudicare il normale funzionamento, ma non a prova di polvere.
Forse è la volta buona che lo scripting su Mac, oltre a esserci, riceve attenzioni serie dagli sviluppatori interni ad Apple. Vedere una tecnologia come questa fiorire e affermarsi può solo fare bene persino agli scettici, quelli che brontolano ma poi, dei comandi utili, approfittano per primi.
Oggi si celebra una festa americana che mi ha sempre coinvolto emotivamente più di altre. È una festa peculiare e oltretutto abbastanza artificiale, perché farebbe riferimento ai colonizzatori del Nuovo Mondo ma in realtà, per quanto ne so, è stata indetta dal presidente Roosevelt nel 1941.
Eppure mi trovo davanti a Mac mini, con abbondanza di lavoro da svolgere, una famiglia che dorme e un albero di Natale nuovo che le figlie hanno imposto di aprire e montare subito nonostante sia un po’ presto. Posso empatizzare con problemi da primo mondo come
sentirsi un master di Dungeons & Dragons migliore di quanto sia giocatore e pure dolermi di non riuscire a fare il master perché a distanza e a casa una famiglia con l’età media della nostra, figlia-uno alle primarie e figlia-due alla materna, te lo rende gioiosamente impossibile.
È arrivato
watch Series 7, ordinato un mesetto dopo l’annuncio ufficiale.
I video e le celebrazioni degli unboxing non sono esattamente il mio genere, ma questa avrebbe potuto essere un’eccezione. La confezione è rigorosamente riciclabile eppure bellissima, per ingegnosità di ingegnerizzazione e cura dei particolari. Un incastro alla volta, piega dopo piega, la sensazione è disvelare un mistero, arrivare a un tesoro. Nessuno che conosco pagherebbe un euro in più esplicitamente per godersi l’apertura di una confenzione; analogamente, chiunque conosca si godrebbe una apertura come quella che mi sono goduto io. Sembra di essere speciali, anche se quella confezione esiste in milioni e milioni di copie tutte uguali.
Sarebbe bello che fosse già la vigilia di Natale, ma devo accontentarmi del video di Apple,
Saving Simon. Che in fondo è una lezione sul sapere aspettare. Oltre che sulle possibilità cinematografiche di iPhone 13 Pro.
Per ora si può lasciare un commento dalla
pagina apposita di Muut per QuickLoox. I commenti torneranno disponibili in calce ai post appena possibile.
Si è chiusa da poco la
Interactive Fiction Competition, con il risultato netto di mettere a disposizione settantuno avventure testuali create per la partecipazione alla gara.
Se nessuna di esse sarà capace di scatenare l’immaginazione di un lettore-giocatore come e più di qualsiasi sparatutto, più o meno di massa e più o meno online, sarà per mancanza di talento degli autori, non certo per la stanchezza della formula.
Un ipertesto interattivo ben congegnato batte qualsiasi altra forma di intrattenimento equivalente. E così continuerà a essere. Ciò che dorme nel nostro cervello e aspetta solo un catalizzatore è sempre superiore alla nostra capacità di espressione spontanea.
Sui fatti come stanno, bastano tre righe
di John Gruber:
Il
Self Service Repair Program è esattamente quello che è stato annunciato: un programma per persone realmente intenzionate a riparare i propri apparecchi, pertanto irrilevante salvo che per una piccola fetta dell’utenza.
Molto semplice. Eppure si legge una insistenza ideologica a vederci dietro congiure, rivoluzioni, cambiamenti radicali che fa impressione da quanto riesca a sfidare la logica e il buonsenso.
Esisterebbe per cominciare un diritto alla riparazione, completamente sganciato – come è d’altronde di moda – dal dovere di sapere come fare, teorico e pratico. Negli anni ottanta qualsiasi smanettone si poteva sentire in dovere di aprire il proprio modem, nel caso si fosse desiderato aggiustare o modificare qualcosa. Poteva anche riuscirci. Oggi, quello stesso modem è un chip grande come un’unghia, con tracce che solo un ottimo microscopio può mostrare. È stato tolto un diritto alla riparazione oppure il progresso ci ha permesso di mettere in mano un modem a quattro miliardi di persone?