Ho letto un articolo che mi ha lasciato molto perplesso,
Le impostazioni non sono una falla di progettazione, di Adrien Griveau di Linear.
Il tema è uno di quei grandi dipende e per fortuna Griveau lo sa; per questo scrive
C’è una differenza tra le impostazioni che un prodotto deve azzeccare di default e quelle su cui progettisti non dovrebbero, deliberatamente, avere una forte opinione.
Il dettaglio dove si nasconde il diavolo è quante e quali impostazioni ricadano nel primo insieme oppure nel secondo.
Quest’anno il
Super Bowl viene trasmesso in chiaro dalla Rai (e in cifra da Dazn), per cui non servono acrobazie particolari per guardarlo. Ciononostante, ho visto in vendita sul sito Nfl un
Game Pass valido trentuno giorni di visione a novantanove centesimi e così mi sono concesso il lusso di guardare la partita domenica notte con il commento originale.
Con la app
NFL Game Pass International si arriva su qualsiasi apparecchio, tv compresa; non dovrebbero esserci problemi di confini (e anche se ce ne fossero, accenderò la Vpn).
I programmatori indipendenti di
Hello Games hanno conosciuto un certo successo grazie al loro gioco
No Man’s Sky. Il quale ha venduto più che abbastanza da indurli a trascurare la loro prima creazione in assoluto, Joe Danger, che pure aveva venduto un milione di copie.
Tra quel milione c’è anche il padre di Jack, un bambino di otto anni, legatissimo a Joe Danger come può esserlo un autistico che, accade molto spesso, usi un videogioco per mediare il suo difficile rapporto con la realtà e con le altre persone.
Una bellissima
lezione di Dr. Drang per imparare la base delle espressioni regolari, a partire da uno spunto semplicissimo originato da un
gioco di parole piuttosto in voga.
Un elenco di parole con identico numero di lettere, una sequenza iniziale particolare, una domanda: dopo il primo tentativo, c’era una sola soluzione oppure anche altre?
Drang ci arriva una lettera per volta e, nel farlo, costruisce una espressione regolare da principianti, seppure pregnante. Da principianti non per qualità, ma per il contenuto: le cose basilari che si apprendono nel raggruppare caratteri e cercarli in un testo. Difficile spiegarlo con più immediatezza.
Una settimana micidiale nella quale, tra l’altro, bisognava intervenire su un sito molto complesso, fatto in WordPress naturalmente che così quando devi fare qualcosa c’è un plugin apposta, per inserire tipo centocinquanta banner tutti uguali dentro altrettante pagine.
A mano.
Perché WordPress ha un miliardo di plugin per fare qualsiasi cosa, solo che sul WordPress del sito in questione non c’è alcun plugin per replicare uno stesso contenuto su centocinquanta pagina con un clic. O non lo hanno trovato, o non lo vogliono comprare, o hanno incaricato della manutenzione una software house che non lo sa o non lo vuole fare, la realtà è che l’unico modo era fare a mano.
Si diceva che
Wordle è stato acquistato dal New York Times e, mentre nelle mani del quotidiano il giochino potrebbe diventare un appuntamento irrinunciabile per gli appassionati, più o meno come il loro cruciverba, c’è chi teme che venga perduta la
risorsa gratuita e semplicemente al servizio di tutti che è il marchio di fabbrica di Wordle originale.
Per chi vuole, è semplicissimo conservare Wordle per (ragionevolmente) sempre su qualche proprio apparecchio; il gioco si articola in due file, che basta scaricare e organizzare in modo elementare per averlo in locale.
Uno dice che è una faticaccia dover pensare a Sanremo per motivi di famiglia, ma non considera che, nel mio caso, significa dovermi occupare di Raiplay.
Glisserò con scioltezza sui crash, sul blocco occasionale della rotazione dello schermo di iPhone, dell’icona di AirPlay che sparisce, della scarsa sensibilità dei pulsanti, di tutte le scelte di navigazione interfaccia che testimoniano problematiche certamente situate oltre il mero fatto tecnico.
Ma, ecco, siccome la tecnologia non si arresta mai, quest’anno potevo fare qualcosa più del solito: caricare la app su tv per usarla direttamente sul televisore e lasciare liberi da impegni, almeno loro, gli apparecchi esterni.
Ho trascinato senza pensarci l’icona proxy (quella prima del nome file nella barra del titolo della finestra di un documento) di un testo scritto con Pages dentro nella finestra di Messaggi, per mandare il file in questione.
L’icona del documento è entrata nella finestra di Messaggi con un nome generico, perdendo il suo.
Ho riprovato usando l’icona del file dentro il Finder che, trascinata su Messaggi, ha funzionato normalmente.
Qualcuno riscontra lo stesso comportamento su sistemi anteriori a Monterey aggiornato? Vorrei capire se si tratta di una regressione stupida o di un bug esistente da tempo.
Microsoft inghiotte Activision Blizzard.
Sony si appropria di Bungie.
Ma più di tutto,
il New York Times si prende Wordle.
Non saprei che cosa, ma si sappia comunque che non è in vendita.
Appena finito di scrivere di
Monterey 12.3 che pensionerà Python 2 con conseguenze variegate ma importanti ed ecco che salta fuori un fork, cioè una versione alternativa, di youtube-dl,
yt-dlp.
youtube-dl, per chi non sapesse, scarica audio e video da YouTube e un altro migliaio (!) di siti contenenti video. Il suo impiego è di ogni genere, da chi ha terabyte da vendere e cerca di riempirli con qualsiasi materiale filmico prodotto sulla faccia della Terra, a chi di tanto in tanto per ragioni di lavoro ha bisogno di prendere uno spezzone da un evento aziendale o da una presentazione. Il punto è che è usatissimo, un sacro Graal dello scaricamento video.