Mentre si
chiacchierava nel podcast A2 (raramente mi sono divertito come ieri sera e oggi sono afono per tutto il tempo passato a parlare), è passata la domanda su che cosa pensassi di
Apple Pencil. Tutto il bene possibile ho risposto, l’ho provata e riprovata, è fantastica – Roberto ha commentato che si tratta del futuro per i grafici professionisti, mi pare – ma non fa per me. Sono una persona assai poco grafica, se esprimo qualche creatività lo faccio tramite il testo, se devo prendere appunti preferisco un outliner a una app per scrivere a mano, l’audio, le foto, al limite uno schizzo se proprio non si può farne a meno, usando il dito.
Spiacente, per stasera niente contenuti sapidi, caustici, ironici o investigativi. Sono stanco morto, di quella stanchezza rinfrescante e lenitiva che arriva dopo lo sport e dopo altre cose belle della vita. Come partecipare a un podcast.
Abbiamo cominciato a chiacchierare un quarto d’ora prima dell’inizio e, un quarto d’ora dopo l’orario, c’erano i soliti amiconi a fare le battute su YouTube visto che non ci decidevamo a iniziare. Avevamo già cominciato e quanto non è rientrato nella registrazione avrebbe potuto tranquillamente.
Ci si trova in podcast
stasera su YouTube insieme a Roberto e Filippo? Alle 21. :-)
Aggiornamento: Non so se sia piaciuto, ma ci siamo divertiti un bel po’, o almeno io. Ce ne vorrebbero tre a settimana, per rinfrancar lo spirito / tra un enigma e l’altro, avrebbe detto
La Settimana Enigmistica.
Per diversi secondi non avevo capito che stesse succedendo, poi ho ritrovato l’intuizione e ho inserito il cavetto Lightning nella
Magic Keyboard, che era evidentemente scarica oltre ogni remissione.
Ho
cominciato a usarla il 5 gennaio scorso (per alimentare un blog che da allora dispone di una ricerca interna decisamente più utile della media) e dunque sono trascorsi più di quattro mesi e mezzo. La tastiera non ha perso un tocco e mi ero completamente dimenticato che avesse una batteria, che andasse caricata, che servisse un cavo.
Nella
parte zero di questa miniserie ho spiegato i criteri con cui ho scelto di parlare dell’opera letteraria (e non solo) che
Edoardo ha appena dato alle stampe e ai download. Oggi, a rispettare almeno una promessa, si parla di come è fatta l’opera.
Per cominciare, è una narrazione ipertestuale e vorrei sottolineare subito che intendo una cosa diversa da un ipertesto, termine questo capace di entusiasmare o esasperare allo stesso tempo, in funzione delle esperienze vissute e dell’opinione verso l’uso davvero povero che finora l’umanità ha fatto dello strumento, in attesa di superare condizionamenti mentali millenari e accorgersi delle sue potenzialità.
Nel dibattito sull’ipotetico diritto alla riparazione degli iPhone si è distinto particolarmente Cory Doctorow, un tempo protorivoluzionario difensore del proletariato tecnologico nella grande piazza della Rete con la maiuscola, oggi vecchio trombone che ha scelto il marchio della ribellione cronica, che è una malattia: se ti ribelli per affermare una causa sei un ribelle, mentre se ti ribelli per professione o per riflesso condizionato sei stato segnato in modo permanente da una malattia della crescita intellettuale.
Tic tac, tic tac, prima il ritmo lo dava Intel, poi PowerPc, poi di nuovo Intel, poi Md e da quando Apple ha tirato fuori M1 la musica è cambiata di più. È cambiato il ritmo. Un po’ come
Frank Zappa quando suonava dal vivo e accelerava clamorosamente il brano.
Qualcomm
ha già provato l’ ebbrezza del tempo, diciamo, giovanile.
Ora tocca a Samsung che, riferisce NeoWin,
ha assemblato un Dream Team per battere Apple nel 2025.
Le reazioni del geniale Randall Munroe, riportate in
xkcd:
Ti guardi attorno un giorno e capisci che quanto consideravi una costante immutabile dell’universo è cambiato.
Le fondamenta della nostra realtà ci scivolano sotto i piedi.
Viviamo in una casa costruita sulla sabbia.
L’evento scatenante:
Il giorno in cui ho scoperto che ora le Mappe di Apple sono piuttosto buone.
Di sicuro il modo più divertente per dirlo che abbia mai visto.
È un periodo di lavoro molto intenso, la scuola sta per finire, si arriva a notte che dovrebbe essere magari metà pomeriggio. Viene voglia di fuggire, anche lasciare l’orbita terrestre se necessario.
O ascoltare un
podcast con intervista a un ex ingegnere della Nasa, che racconta di come negli anni ottanta programmavano il robot Sojourner, operativo su Marte, o la sonda Deep Space 1.
Soprattutto, programmavano in linguaggio Lisp.
Facevamo eseguire linguaggio Lisp sui robot più grandi, che avevano a bordo qualche megabyte di Ram. Il codice che controllava effettivamente il robot era scritto in Lisp. L’altro modo in cui usavamo Lisp, sui piccoli robot, era usarlo per creare linguaggi di programmazione su misura per pilotare le macchine e compilarli in modo da avere codice compatto capace di girare su piccoli processori.
Il titolo Apple ha discretamente perso valore negli ultimi tempi e Warren Buffett, uno dei più grandi investitori di tutti i tempi, l’oracolo di Omaha, non fa che comprare ancora più azioni.
Nell’ultimo giro, la sua Berkshire Hathaway
ha raccolto altre tre milioni e ottocentomila azioni Apple, che adesso rappresenta quasi il quarantatré percento del suo portafoglio azionario.
Da notare che Buffett ha passato i novant’anni e continua a mietere profitti finanziari, certamente anche consigliato bene ma insomma, la sua è una traiettoria veramente commendevole seppure non si occupi di hardware e software.